Marano, processo Bertini-Simeoli-Cesaro-Santelia: la parola alle difese. “I fatti sono chiari, stop alle narrazioni fuorvianti”

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Penultimo atto del processo che vede imputati l’ex sindaco Mauro Bertini, i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, l’imprenditore edile Angelo Simeoli e l’ex dirigente comunale Armando Santelia. Ieri le arringhe dei difensori degli imputati. Hanno preso la parola l’avvocato Filippelli (per Bertini e Santelia), l’avvocato Vincenzo Maiello per i fratelli Cesaro, l’avvocato Auriemma Silvio (per Angelo Simeoli) e l’avvocato incaricato dal Comune, costituitosi a suo tempo come parte civile, Raffaele Manfrellotti.

Si trattava della seconda arringa nell’arco di pochi mesi, visto che la fase dibattimentale è stata aperta e chiusa più volte in questo lasso temporale per ascoltare i nuovi collaboratori di giustizia del clan Polverino, ovvero Giuseppe Ruggiero e Giuseppe Simioli.

Poco efficace è sembrata, a nostro giudizio, l’arringa di Filippelli, apparsa francamente un po’ confusionaria (su alcuni specifici fatti), con la ormai consueta puntualizzazione sul ruolo del giornalismo, ma tralasciando – non si sa se volutamente o non – la circostanza che i giornalisti o il giornalista cui fa spesso riferimento, senza citare mai il nome, è stato assolto dalle querele promosse dal suo assistito, ovvero Bertini, per ben quattro volte. Assoluzione per non aver commesso il fatto. Ciò significa che ciò che è stato scritto negli anni su Bertini e le sue giunte non è in alcun modo ritenuto diffamatorio. Filippelli a parte, di ben altro spessore è apparsa l’arringa del professor Maiello, che ha essenzialmente incentrato la sua strategia difensiva su due aspetti. Per Maiello “bisogna evitare che una certa narrazione sui Cesaro, e più in particolare sulla commistione tra politica, imprenditoria e camorra, ormai radicatasi in alcuni ambienti, compresi quelli giudiziari, possa prendere il sopravvento sull’accertamento della verità”. I fatti – secondo Maiello – sono chiari: i Cesaro sono vittime di estorsione e per quel che concerne il Pip di Marano è “ampiamente dimostrato che non fecero alcunché per manomettere le procedure di gara ed è ormai un dato acquisito e acclarato che senza le loro dichiarazioni e il loro fattivo contributo questo processo non sarebbe partito”. Maiello ha fatto più volte riferimento al capo di imputazione della Procura, sottolineando come esso faccia riferimento a un dato temporale di accadimenti che non coincidono con la realtà dei fatti. I Cesaro hanno iniziato a pagare Bertini dal 2006, mentre la pubblica accusa fa riferimento a fatti, come la nomina di Nico Santoro, avallata da Bertini, accaduti almeno un paio di anni prima.

E dunque, ha aggiunto Maiello, “non si spiega il motivo per cui avrebbero dovuto pagare nel 2006 per fatti e circostanze già cristallizzate due anni prima”. Chiara anche un’altra sottolineatura: siamo in presenza – il riferimento è il pagamento delle tangenti a Bertini (il totale sarebbe di 175mila euro e non 125 mila, come riportato negli atti della Procura, ndr) di una chiara concussione e non certo di un’estorsione.

Maiello e l’avvocato Auriemma, per Simeoli Angelo, hanno più volte fatto riferimento alla sentenza di assoluzione, in primo grado, con formula piena, dell’imprenditore edile maranese. Una sentenza recente che, secondo i due legali, è dirimente anche per questo processo. Sulle parole dei pentiti, in tantissimi hanno indicato Simeoli come imprenditore del clan, i due legali sono stati categorici: “la sentenza parla chiaro. Dichiarazioni generiche, prive di dati a sostegno e di indicazioni tali da poter essere utili per affibbiare un concorso esterno all’imprenditore”.

Il pm Maria Di Mauro, in avvio di udienza, ha presentato ulteriore documentazione al collegio giudicante, con particolare riferimento ai controlli dei carabinieri avvenuti all’inizio degli anni Novanta. Due gli aspetti evidenziati dal pm: i controlli nella tenuta dei Nuvoletta, siamo nel 1990, dove – a margine di un blitz delle forze dell’ordine – fu ritrovata un’autovettura intestata alla moglie di Simeoli Angelo. E un altro controllo, da parte dei carabinieri, in cui si dà conto della presenza di Simeoli Angelo in compagnia di Polverino Giuseppe. Anche le difese hanno presentato ulteriore documentazione.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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