LO SCONTRO SULLE RIFORME. Oggi le opposizioni saranno in piazza per manifestare contro l’autonomia differenziata e il premierato, dalle 17.30 in Piazza Santi Apostoli, per dire no a quello che ritengono un doppio schiaffo alla democrazia, il ddl Casellati fresco di via libera a Palazzo Madama, e il ddl Calderoli in questi giorni in discussione alla Camera, in via di approvazione. La manifestazione avviene nello stesso giorno in cui al Senato torna in Aula il ddl Casellati sul premierato, per l’ultimo atto prima del passaggio alla Camera, dopo settimane di polemiche e risse sfiorate. Il disegno di legge costituzionale per l’elezione diretta del presidente del Consiglio, verrà votato dai senatori oggi pomeriggio: alle 15,30 ci saranno le dichiarazioni di voto finali, poi l’Assemblea si esprimerà, il tutto con termine entro le 17.30.
FERRANTE: IN PIAZZA FORZE DELLA CONSERVAZIONE E DELL’INEFFICIENZA. Alla manifestazione delle opposizioni risponde il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture ed esponente di Forza Italia, Tullio Ferrante: «Oggi il quadro sarà chiaro. Da un lato, chi cerca di riformare, efficientare e stabilizzare l’assetto istituzionale italiano, con premierato ed autonomie regionali. Dall’altro, in piazza, le forze della conservazione dello status quo, dell’inefficienza, dei giochi di palazzo».
AUTONOMIA: IPOTESI INVERSIONE LAVORI. A meno di una settimana dalla maxi-rissa (nella foto), il disegno di legge sull’autonomia differenziata torna oggi al vaglio dell’aula di Montecitorio in una giornata che si preannuncia calda. Sul ddl Calderoli l’intenzione della maggioranza sarebbe quella di provare a chiudere la prima partita il prima possibile. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, infatti, oggi potrebbe essere chiesta un’inversione dell’ordine dei lavori per partire subito con l’esame del disegno di legge sull’autonomia e non dal provvedimento su sindacati e forze armate, come prevede adesso l’agenda di Montecitorio. «difendiamo la Costituzione». «Contro la destra che sta spaccando il Paese con lo sciagurato progetto di autonomia differenziata voluto dalla Lega e trasformando l’Italia nella democrazia del “capo” non basta solo la battaglia parlamentare», afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, mentre dal Pd Matteo Ricci avverte: «Dobbiamo essere pronti al referendum. Una riforma che non serve al Paese, ma lo divide e crea un mega centralismo regionale».
«L’infausta riforma del Titolo V della Costituzione», ricorda Jannotti Pecci, «ha aggravato il divario territoriale, anche in termini di servizi e prestazioni pubbliche resi ai cittadini meridionali. «In tale scenario, porre come prioritario, anziché l’intervento volto a ridurre gli squilibri, un provvedimento di riforma che accentui i poteri di alcuni Enti Regionali, è paradossale». Secondo il presidente degli industriali partenopei trasferire alle Regioni competenze sull’energia, sui porti e gli aeroporti, sul commercio estero, l’istruzione, la gestione di pezzi di grandi infrastrutture, significherebbe oltretutto svuotare di contenuto lo Stato nazione su materie in cui, al contrario, in molti casi bisognerebbe ragionare su scala europea. Si avrebbero normative e regolamentazioni diverse a seconda dell’area in cui si trova a operare un’impresa, «un danno enorme per la certezza del diritto e la fluidità dell’attività economica». L’autonomia aggraverebbe il gap territoriale, incentivando un processo migratorio «dettato in sostanza dalla discriminazione per residenza: cambiandola, si ottiene un plus di diritti, dalle opportunità di lavoro alle prestazioni di servizi pubblici». La riforma, continua il Presidente dell’Unione industriali di Napoli, «non è un obbligo costituzionale».
Per trasferire competenze strategiche dallo Stato alle Regioni occorre produrre studi, mai presentati, «che evidenzino una maggiore efficacia nello svolgimento di determinate funzioni, se effettuate dalle Regioni piuttosto che dallo Stato centrale». Al contrario, «sono ben note le perplessità, espresse sulla base di argomentazioni congrue, da fior di economisti, costituzionalisti, da strutture tecnico-istituzionali come l’Ufficio parlamentare di Bilancio e la stessa Banca d’Italia, dal Country Report Italia dell’Unione europea, dalla Svimez». «Per queste e altre ragioni» Jannotti Pecci invita i deputati meridionali «a frenare una riforma che rischia di spaccare ulteriormente il Paese». Plaude alla posizione di Jannotti Pecci il commissario campano del Pd Antonio Misiani, per il quale si tratta «di una presa di posizione molto importante, che conferma la diffusa contrarietà delle forze economiche e sociali del Mezzogiorno e, in particolare, della Campania, nei confronti dell’autonomia differenziata. Si tratta di un progetto deleterio che allargherebbe il già grave divario tra Nord e Sud».

























