Dopo la sentenza di primo grado con 29 condanne, il Tribunale accoglie la richiesta delle pm Ida Teresi e Ivana Fulco. Notificati i provvedimenti a Gennaro, Antonio e Luigi Moccia.
Nuova stretta giudiziaria sui vertici della famiglia Moccia di Afragola. A pochi giorni dalla conclusione del processo di primo grado sulle ramificazioni del clan, la settima sezione penale del Tribunale ha accolto la richiesta delle pm Ida Teresi e Ivana Fulco, ripristinando le misure cautelari revocate nell’agosto 2025 per decorrenza dei termini di custodia.
Tra i destinatari dei provvedimenti figurano Gennaro Moccia, figlio di Angelo, condannato a 16 anni di reclusione, e i fratelli Antonio e Luigi Moccia, condannati rispettivamente a 30 e 21 anni. Secondo le informazioni disponibili, Gennaro è stato il primo a essere contattato dalle forze dell’ordine per la notifica del provvedimento. Successivamente, anche Antonio e Luigi si sono presentati negli uffici dei carabinieri.
La decisione arriva dopo una sentenza che ha inflitto complessivamente 29 condanne, al termine di quattro anni di dibattimento, circa cento udienze e cinque giorni di camera di consiglio.
Il verdetto di primo grado ha riconosciuto, secondo quanto emerge dalla decisione, l’operatività dell’organizzazione criminale contestata, nonostante la dissociazione dalla camorra rivendicata negli anni passati da Angelo Moccia e dai suoi familiari.
La scarcerazione di quindici imputati nell’agosto 2025, determinata dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, aveva suscitato forti polemiche, arrivando a coinvolgere anche lo scrittore Roberto Saviano.
Durante il processo, gli imputati avevano affrontato il dibattimento in stato di libertà. Ora, con il ripristino delle misure cautelari, si apre una nuova fase della vicenda giudiziaria. Le difese, che contestano l’esito del primo grado, si preparano a impugnare i provvedimenti.
Le condanne non sono definitive e il procedimento proseguirà nelle successive fasi di giudizio.

























