Camorra, il clan Contini influenzava anche le liste d’attesa del San Giovanni Bosco

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Influenzava anche le liste d’attesa il clan Contini nell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli: emerge dall’inchiesta dei carabinieri e della Dda di Napoli incaricati oggi di eseguire undici misure cautelari nei confronti di presunti affiliati alla famiglia malavitosa federata nella cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Il clan, secondo quanto emerso, in cambio di denaro riusciva anche a decidere la priorità.

Si tratta di vicende legate a una vecchia gestione dell’ospedale. A fornire le informazioni agli inquirenti è stato un collaboratore di giustizia, Teodoro De Rosa. Era un ex consigliere di una municipalità partenopea, racconta il pentito, a gestire ‘l’affare delle liste di attesa e talvolta le prestazioni venivano concesse anche senza pagare il ticket: i soldi finivano nelle casse del clan e al sanitario coinvolto il clan faceva pervenire un regalo. Il trucco, ha spiegato De Rosa agli inquirenti della Procura e ai carabinieri del Nucleo Investigativo, simulare un’urgenza: il ricovero era immediato e anche l’intervento richies

«Si tratta di interventi che vengono favoriti senza la necessità di alcuna prescrizione – ha spiegato De Rosa ai pm antimafia napoletani – l’unica prescrizione raccomandata sono i soldi». Manteneva ottimi rapporti con medici e primari, procurava falsi sinistri e anche il materiale usa e getta, come guanti in lattice e tute che killer del clan utilizzavano per gli agguati, materiale che prelevava di soppiatto dall’ospedale San Giovanni Bosco. A parlare dell’apporto fornito al clan Contini, da parte di uno dei destinatari delle misure cautelari emesse oggi del gip di Napoli è il collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa. Rispondendo alle domande dei magistrati della DDA, De Rosa sottolinea anche che diversi anni fa il clan l’aveva anche «fatto eleggere come consigliere comunale» sebbene invece risulti essere stato eletto consigliere in una delle municipalità del capoluogo partenopeo. Dal «pentito» si apprende anche che i sicari, per evitare di lasciare tracce durante il raid, si ungevano i capelli e le ciglia con un gel, e non lasciare agli investigatori il materiale organico a loro riconducibile. Sempre secondo il collaboratore di giustizia quest’uomo, che ha 45 anni, svolgeva una miriade di compiti per i Contini: procurava falsi referti per scarcerazioni degli affiliati e per le truffe alle assicurazioni; assoldava i neomelodici per le feste degli affiliati e non solo; gestiva l’affare delle case popolari «sempre nell’interesse del clan», spiega Teodoro De Rosa, facendo anche riferimento a presunte collusioni con le forze dell’ordine. Con altri due affiliati gestiva un Caf nel rione Amicizia che però altro non era che una copertura finalizzata proprio ad agevolare la gestione delle case popolari. «E’ uno dei perni principali – riferisce ai pm il ‘pentito’ – che interviene sull’ala politica quanto è necessario una attività nella zona di competenza dei Contini».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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