Riforme, premierato: ok al limite dei due mandati

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"Patto per la terza età. DDL sulla Giustizia. Progetto Stazioni sicure. Incontri in Algeria e Libia per fare dell’Italia l’hub energetico d’Europa. Contrasto all’immigrazione irregolare. Aggiornamento sul lavoro del Governo. #gliappuntidiGiorgia" così un tweet della premier Giorgia Meloni, 29 gennaio 2023. TWITTER GIORGIA MELONI +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++
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Una grande opera di equilibrismo, questo è il premierato-bis partorito in una sequela di riunioni tra Palazzo Chigi e la pattuglia di FdI al Senato, dove la riforma è incardinata. Un compromesso che tiene conto dei rilievi del Quirinale e cerca un punto di caduta con gli alleati, Lega e Forza Italia. Sorprende il tetto ai due mandati per il premier perché era stata la stessa Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno a mostrarsi scettica a riguardo: «Non lo ritengo necessario». Alla fine però il tetto ci sarà. Un messaggio per rassicurare il Colle, spiegano fonti di governo, soprattutto dopo l’eliminazione del “doppio premier” che davvero trasforma la riforma targata Meloni in un premierato “forte”, con un premier in grado di tenere sulle spine maggioranza e opposizione: se il Parlamento gli toglie la fiducia, si torna al voto. Se invece si dimette volontariamente (come fece Renzi nel 2016), o in caso di impedimento per motivi di salute, il presidente della Repubblica può nominare un secondo premier, «un altro parlamentare che è stato candidato in collegamento al presidente eletto». Addio dunque a pratiche assai consumate della storia repubblicana, dalla caccia ai “responsabili” in aula ai governissimi di larghe intese. Ma c’è anche un segnale alla Lega, nel tetto ai mandati che infine ha convinto Meloni. Se il presidente del Consiglio non può restare in carica più di due volte, come potrebbero mai farlo i governatori delle Regioni? Un preavviso a Matteo Salvini: le possibilità di modificare la legge sui due mandati dei governatori, la grande battaglia leghista per permettere a Luca Zaia di ricandidarsi in Veneto nel 2025, sono ormai ridotte al lumicino. Torniamo al testo. Il presidente del Consiglio, si legge nella bozza di riforma, è eletto «a suffragio universale e diretto per la durata di cinque anni, per non più di due legislature consecutive elevate a tre in caso di scioglimento anticipato delle Camere anteriormente all’ultimo anno di legislatura». C’è dunque un’eccezione alla regola: se il governo cade prima della fine della seconda legislatura, il premier può ricandidarsi un’altra volta alle urne. In casi eccezionali insomma si potrà restare a Palazzo Chigi fino a quattordici anni di fila: pari a due mandati consecutivi di un presidente della Repubblica. Dei ritocchi sono stati avvisati Salvini e Tajani, anche se non è chiaro se gli alleati della premier abbiano dato il via libera. Oggi i capigruppo di maggioranza cercheranno la quadra a Palazzo Madama. Di certo dalla trattativa uscirà un premierato assai diverso da quello licenziato dal Consiglio dei ministri in autunno.

 

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