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Con il triste episodio dello stupro di Palermo siamo al punto di non ritorno sull’emergenza educativa giovanile. Il fenomeno che negli ultimi anni ha assunto le vesti di vera piaga sociale é scaturito da vari fattori sociali-educativi, in primis dallo sfilacciamento e disgregazione della famiglia. Nel corso degli anni il nucleo familiare ha perso la propria valenza di autorevole punto educativo, lasciando il posto al cosiddetto “vogliamoci bene”. I genitori che dovrebbero essere le “sentinelle” dei propri figli sono diventati i difensori ad oltranza, se non addirittura i sindacalisti sciocchi dei propri ragazzi. Ragazzi che vengono lasciati nelle braccia della balìa educativa dei” social” che spesso sono strumenti devianti per la loro educazione. Questo stato di cosa fa si che i genitori non conoscono più i lineamenti di vita dei propri figli, che diventano degli sconosciuti ai loro occhi. A una situazione già di per sé così delicata va aggiunto il ruolo autoreferenziale che negli ultimi anni ha assunto la scuola, dove tutto è permesso in nome di una pedagogia permissivistica a discapito delle regole e della formazione civica del futuro cittadino. Per scardinare un’emergenza giovanile che rischia di mettere in ginocchio l’intero apparato socio-educativo della nazione, ogni agenzia preposta alla formazione dei nostri ragazzi deve riacquistare l’autorevolezza che gli permetta di operare al meglio e seriamente nella formazione dei giovani ad iniziare dalla famiglia e dalla scuola. Se ciò non avvenisse sarà inutile poi rimanere attonito al cospetto di episodi come quello dello stupro di Palermo.
Michele Izzo vicepreside Socrate-Mallardo

























