Forse un esame non dato. Potrebbe essere questa la ragione che ha indotto Diana a lanciarsi nel vuoto. Il cadavere della giovane donna ritrovato ieri pomeriggio in un dirupo, nei pressi dell’ex ristorante «Il Canguro» di Somma Vesuviana, da tempo dismesso e abbandonato, è quello di Diana Biondi, studentessa ventisettenne che tutti cercavano da lunedì scorso. Avrebbe scelto di morire, Diana, pur di non deludere chi le voleva bene, senza rendersi conto che a una probabile delusione avrebbe sostituito un incancellabile dolore.
Dai primi rilievi sembrerebbe infatti confermata l’ipotesi di suicidio, non è ancora noto invece se la donna abbia lasciato, insieme alla borsa dove hanno ritrovato i suoi documenti, anche un messaggio per la famiglia. Il papà Edoardo, che lunedì sera aveva denunciato la scomparsa di Diana ai carabinieri, ha raccontato ieri pomeriggio che la figlia era prossima alla laurea in Lettere Moderne. E forse sta proprio qui il motivo della tragica scelta di Diana che, stando a verifiche compiute dai carabinieri all’ateneo Federico II, non era in regola con gli esami. Le mancava, pare, quello di Latino. Fatto sta che aveva annunciato da tempo ai familiari che la data della sessione di laurea, per la discussione della tesi, era fissata a martedì scorso. Non ha presumibilmente trovato la forza, la giovane studentessa già fuori corso, di confidarsi con i familiari e dunque lunedì, il giorno prima di quella fatidica data nella quale avrebbe dovuto diventare «dottoressa», è uscita di casa spiegando che era necessario consegnare una copia della tesi alla segreteria dell’università.


























