Processo Pip, anche Raffaele Cesaro conferma le accuse ai politici di Marano. Ieri completato l’esame e il controesame dell’imputato

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Processo Pip, nella giornata di ieri è stato completato l’esame e il contro esame di Raffaele Cesaro. In aula l’imprenditore di Sant’Antimo, a capo della società che si aggiudicò l’appalto per la realizzazione dell’area industriale di Marano, ha confermato quanto già dichiarato in sede di interrogatorio davanti ai pm Maria Di Mauro e Giuseppe Visone, entrambi in forza alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Cesaro, attualmente agli arresti domiciliari insieme con il fratello Aniello, ha riferito al collegio giudicante – presieduto da Francesco Chiaromonte – dei contatti avuti con Angelo Simeoli, alias Bastone, imprenditore del mattone maranese ritenuto contiguo al clan Polverino e interessato a rilevare – secondo Raffaele Cesaro – le quote della loro azienda nell’affare Pip.

L’imprenditore di Sant’Antimo ha mostrato ai giudici un compromesso di vendita e ha poi raccontato dei suoi rapporti con gli ex amministratori e tecnici del Comune di Marano, ente che nel 2004 bandì l’appalto. Anche Raffaele ha ripetuto le stesse cose già riferite dal fratello Aniello.

“Pagammo tangenti a due politici di Marano – ha spiegato Cesaro – I soldi furono consegnati a Mauro Bertini (ex sindaco attualmente ai domiciliari, ndr) e a Biagio Iacolare (ex consigliere regionale attualmente indagato, ndr)”. E ancora: “Biagio Sgariglia (ex assessore non indagato) era il braccio armato di Bertini. Iacolare, invece, ci ostacolò anche in relazione alla concessione delle licenze per i capannoni”.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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