La grande sete di Marano: decine di migliaia di litri d’acqua rubati ogni giorno. Tutto cominciò almeno 40 anni fa

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Migliaia e migliaia di litri d’acqua potabile rubati ogni giorno dalla condotta idrica comunale. Acqua utilizzata per irrigare campi, riempire piscine, quelle realizzate nelle lussuose ville di Città Giardino, o sottratta dai condomini (il numero è imprecisato) mai contrattualizzati dal Comune. La grande sete della città, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno, è uno dei temi più scottanti del territorio. gettonatissimo.

E’ di due giorni fa la notizia dell’ultimo blitz degli agenti della polizia municipale, che hanno fatto irruzione in un vasto appezzamento di terreno – situato all’interno di un grande lotto denominato C14 (un piano di lottizzazione edilizia mai andato in porto perché finito a più riprese nel mirino della Procura di Napoli) – e sequestrato la condotta idrica abusiva con la quale veniva irrigata un’enorme distesa di terreno adibita perlopiù alla coltivazione di ciliegie. L’acqua veniva attinta dall’impianto comunale e convogliata – attraverso un apposito sistema – verso gli alberi da frutta. Un uomo, il titolare del fondo, un noto imprenditore agricolo del territorio, è stato denunciato per furto d’acqua.

A Marano sono tantissimi gli agricoltori e i proprietari di terreni – perlopiù delle zone periferiche – che utilizzano il medesimo escamotage. I furti d’acqua, specie in estate, producono un effetto a catena che si ripercuote sui residenti di numerosi parchi. Mezza città, soprattutto nei fine settimana, resta a secco. Gli abitanti delle frazioni periferiche di San Rocco, San Marco, via Marano-Quarto e via Marano-Pianura sono puntualmente sul piede di guerra, ma i risultati (almeno finora) non si sono visti. Colpa dei furti e della fragilità di una rete idrica e delle pompe di sollevamento segnate in più punti dall’usura.

E’ una vicenda, quella della carenza d’acqua, che si perde nella notte dei tempi. Bisogna tornare indietro di almeno 35-40 anni, quando a Marano – provenienti dai quartieri collinari di Napoli (Arenella e Vomero) – si trasferirono centinaia di nuclei familiari. Tutti in cerca di una casa lontana dal trambusto metropolitano, ma che fosse allo stesso tempo vicinissima al capoluogo napoletano. Vennero su – nel giro di pochi anni – decine di parchi, condomini, talvolta in barba alle più elementari norme urbanistiche. Il sacco edilizio di Marano si consumò nell’arco di almeno quindici anni per mano degli imprenditori del mattone legati alle potenti famiglie del territorio: i Nuvoletta, i Polverino, i Simeoli.

Furono loro a riversare – con la complicità di numerose amministrazioni comunali – sulla città cemento su cemento, senza che il territorio fosse dotato dei necessari sottoservizi: fogne e rete idrica in primis. Il piano regolatore, orchestrato a tavolino dalla criminalità e dai politici collusi, favorì l’andazzo, ma qualcuno decise che non era sufficiente.

Molti parchi, alcuni dei quali sorti con procedure a dir poco raffazzonate, furono allacciati (con il fattivo contributo di qualche fontaniere comunale) illegalmente alla rete idrica comunale.

Uno scandalo di cui si parla da almeno un ventennio. Ancora oggi, tuttavia, 4 mila famiglie non hanno un regolare contratto con l’ente cittadino. A questi furti – che creano scompensi anche nel bilancio del municipio oggi in dissesto finanziario – vanno aggiunti i furti d’acqua derivanti dall’irrigazione dei campi e dal riempimento di piscine. Anche gli uffici pubblici, come il distretto sanitario locale ad esempio, fino a qualche tempo fa erano sprovvisti di un regolare contatore. Se ne accorsero due anni fa – grazie a una segnalazione – i commissari straordinari giunti in città dopo lo scioglimento per camorra. Da allora, però, nulla sarebbe cambiato. Anche lo stadio comunale, oggetto di numerosi articoli-denuncia – ne era sprovvisto e ogni anno, fino a due anni e mezzo fa, per l’irrigazione del manto erboso si sprecavano migliaia di litri d’acqua al giorno. Ora chi gestisce starà pagando per i consumi idrici? Un tempo, grazie alle nostre pressioni mediatiche, riuscimmo a “costringere” i vecchi gestori a farlo. Ora siamo certi che gli uffici se ne siano dimenticati e siamo certi che la politica non ha alcun interesse a controllare. E sapete perché? Perché in un anno e mezzo l’amministrazione in carica nemmeno è riuscita ad espletare un regolare bando pubblico per l’affidamento dell’impianto. Tutto è stato assegnato senza alcun criterio di trasparenza. Purtroppo, però, alcune forze di polizia non intendono far luce su questi e altri casi.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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