La corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Roma contro la decisione del Tribunale del Riesame che nel marzo scorso ha annullato la misura dell’interdizione dal servizio per un anno per Gianpaolo Scafarto, ex capitano del Noe coinvolto nell’inchiesta Consip. Confermato, quindi, per l’ufficiale dell’Arma il reintegro nel posto di lavoro. Scafarto è attualmente in servizio a Napoli. Nel provvedimento i giudici del Riesame avevano sostenuto che da parte dell’ufficiale c’erano stati solo errori e non dolo. E che su Tiziano Renzi c’erano “elementi consistenti”.
I falsi contestati a Scafarto erano contenuti nell’informativa del 9 gennaio 2017. La frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”, per l’accusa, era stata attribuita volontariamente ad Alfredo Romeo, l’imprenditore campano a processo per corruzione di un dirigente Consip. Come risultava dai brogliacci, a pronunciarla era stato l’ex parlamentare Italo Bocchino (indagato per traffico di influenze). “La Procura di Roma – era scritto nelle 13 pagine di motivazione del Riesame – ha espresso la convinzione che Scafarto abbia avuto la finalità di dimostrare il coinvolgimento, nell’indagine Consip, di Tiziano Renzi e l’interesse a interferire nelle indagini da parte del figlio” Matteo. Per i giudici – i quali rilevano come non sia la prima volta che si ritrovano situazioni simili in atti giudiziari senza che questo giustifichi un’azione penale – si tratta di un “errore involontario”. Perché “come risulta dalla stessa informativa (…), erano stati acquisiti consistenti elementi indiziari relativi al coinvolgimento di Tiziano Renzi nella vicenda Consip”.
Per il Riesame “sembra poco credibile che Scafarto abbia voluto falsificare l’informativa per affermare una circostanza che poco avrebbe apportato al suo intento di ‘inchiodare Tiziano Renzi alle sua responsabilità’”. E non ci sarebbe stata neanche l’intenzione di colpire l’allora premier: era stato Scafarto infatti a correggere“il testo di una conversazione intercettata indicando in Marco Canale l’interlocutore dell’ad di Consip, piuttosto che Marco Carrai”. “Quale migliore occasione – si chiedono i giudici – avrebbe avuto Scafarto per coinvolgere Matteo Renzi di quella di accertare un diretto contatto tra Carrai e Marroni”.
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