Sono passati quasi 9 anni da quando la giunta Perrotta, per rimuovere i cumuli dalle strade di Marano (era il periodo dell’emergenza rifiuti), decise di dotare la città di un sito di trasferenza (temporaneo) per i rifiuti solidi urbani. Quel sito fu individuato in un’area che la famiglia Liccardo, titolari tra l’altro del cantiere dove per anni sono stati custoditi i mezzi della Nettezza Urbana, aveva acquistato poco prima da un proprietario terriero della zona.
Il sito venne poi installato e gestito dalla società De Vizia, all’epoca concessionaria del servizio per la raccolta dei rifiuti per conto del Comune. Con l’ente cittadino i Liccardo raggiunsero un accordo economico: per il fitto del sito l’Ente avrebbe sborsato loro 7 mila euro al mese, per il tempo necessario al superamento dell’emergenza rifiuti.
Nell’invaso, che sorge praticamente a ridosso di un altro sito attivato negli anni precedenti dall’ex sindaco Bertini, furono sversati rifiuti tal quale per alcuni mesi. Poi arrivò l’inchiesta giudiziaria, il terreno fu sequestrato, Perrotta, l’ex dirigente comunale Buggè e un esponente della famiglia Liccardo furono indagati e rinviati a giudizio (Perrotta e Buggè ne sono usciti puliti) poiché la procura di Napoli riteneva che l’apertura della discarica fosse stata “viziata” da atti amministrativi tendenti a favorire i privati.
Una tesi sempre rispedita al mittente dai Liccardo, che citarono in giudizio per danni il Comune ottenendo finanche una vittoria in sede civile. L’ente comunale non ha mai pagato i Liccardo per il fitto di quel sito. E solo ora, dopo anni di battaglie giudiziarie, dovrebbero percepire un importo di poco inferiore ai 50 mila euro. La partita in tribunale si chiuse, tra l’altro, con il Comune condannato anche a ripulire e bonificare il terreno oggetto degli sversamenti.

I titolari del sito, ancora oggi formalmente sequestrato, chiamati in causa da alcuni residenti negli ultimi tempi (nel sito c’è stato di recente anche un sopralluogo con Arpac e Comune) si sono rivolti alla nostra testata poiché “desiderosi di fare chiarezza sulla vicenda”. “Quel terreno, adiacente a una cava – dicono – lo abbiamo acquistato da un contadino della zona e ceduto al Comune di Marano. Non abbiamo in alcun modo gestito il sito, né tanto meno abbiamo sversato rifiuti nell’area. La discarica era curata dalla società De Vizia. Siamo stanchi – aggiungono – di esser chiamati continuamente in causa da qualche attivista della zona: in quella discarica sono stati immessi solo rifiuti solidi urbani e per esclusiva volontà del Comune di Marano. Noi non abbiamo in alcun modo sversato in quel terreno. L’ente aveva tra l’altro l’obbligo di ripulire e avviare un’azione di bonifica. Chi ci attacca, finge forse di non conoscere la storia di quel sito: noi con quei rifiuti non c’entriamo nulla. Abbiamo solo fittato il terreno al Comune e assicurato il servizio di custodia, senza tra l’altro mai percepire un solo euro, come chiarito da una sentenza emessa da un tribunale civile che ha condannato il municipio maranese”.
Se da un lato i Liccardo hanno incassato un risultato favorevole in sede civile, conclusosi con la condanna del Comune, che dovrà ora sborsare il dovuto, sotto il profilo penale c’è da registrare una condanna in primo grado per il maggiore dei tre fratelli, colui che all’epoca avrebbe chiuso l’accordo con l’amministrazione cittadina. “Anche questa ci sembra una grossa incongruenza – dicono i Liccardo – da un lato condannano il Comune al pagamento dei fitti mai versati e alla pulizia nell’area oggetto degli sversamenti, dall’altro, un altro tribunale, condanna un nostro familiare imponendogli di bonificare il sito”.
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