Uno zainetto coi gufi sul treno che da Firenze lo riporta a Roma e il sorriso spavaldo tornato sul suo volto dopo la mazzata del referendum: l’ex premier sale sul palco preparato in onore del vincitore davanti alla sede nazionale del Partito democratico, tra le note di “Ho fatto in tempo ad avere un futuro” di Ligabue.
In calo rispetto agli anni scorsi l’affluenza, che si attesta a quasi due milioni di voti, contro i quasi tre milioni del 2013. Non mancano però le anomalie e le irregolarità, come quelle a Nardò (voto sospeso per le dimissioni degli scrutinatori) e Gela (voto annullato dopo la scoperta di un “seggio occulto”): il Pd non riesce a scrollarsi di dosso lo spettro brogli, che rischia di gettare un ombra sulle primarie stesse.
Di certo con questo risultato – e forte della fuoriuscita dei membri più ostici della minoranza – Renzi ottiene di fatto una legittimazione che gli scrolla di dosso il flop del referendum e che gli permette di puntare nuovamente a Palazzo Chigi.
Anche se la nuova minoranza è pronta a fare opposizione. “Renzi sembra abbia vinto. Mi auguro che si faccia una riflessione sugli errori e i limiti alle nostre spalle”, dice senza mezze misure Gianni Cuperlo, sostenitore di Orlando, “Sono le prime primarie senza un pezzo di partito: bisogna riflettere su quanto è accaduto”.
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