In un tribunale di Napoli ancora semideserto spiccavano al secondo piano delle aule penali i parenti, accorsi numerosi, dei ventiquattro imputati, per ascoltare il dispositivo della sentenza. Alle 14,30 (ieri ndr) nell’aula giudiziaria 218, affollata, l’atmosfera era tesissima. La lunga lettura è stata un calvario; infatti, alcune detenute sono scoppiate in lacrime. Nessuno sconto rispetto le richieste del pm. Il totale delle pene comminate ammonta a 387 anni di galera. Un’enormità. Le condanne più pesanti sono state inflitte al ras Raffaele Tasseri (già detenuto dal 2013) e a sua sorella Maria Rosaria perché ritenuti punto di riferimento dell’omonima associazione. Poi anche per Giuseppe Gallo e Giuseppe Longobardi la corte non ha avuto clemenza (entrambi sono detenuti).
I fatti
Nell’ottobre del 2015 il colpo di grazia per il clan Tasseri-Longobardi-Gallo. Furono arrestati gli ultimi affiliati del gruppo che operava nella «Scampia dell’area vesuviana». In quella zona di Boscoreale chiamata rione «Piano Napoli». Nel 2013, dopo accurate indagini degli inquirenti, le forze dell’ordine riuscirono a individuare l’attività fiorente dei pusher nelle piazze di spaccio.
Nel corso dell’attività investigativa, coordinata dalla Dda di Napoli, gli agenti di Torre Annunziata sequestrarono un chilogrammo e mezzo di cocaina, due chili di canapa indiana e marijuana. Ricostruzioni delle azioni delittuose documentate con foto, video e intercettazioni: 98 episodi di spaccio ma nell’arco dei 18 mesi ne avvennero almeno 1600.
L’organizzazione trafficava addirittura nelle adiacenze della scuola elementare Francesco Dati per non dare troppo nell’occhio. Del tutto normale poi fu l’impiego dei minori nella manovalanza e nelle funzioni di vedette.
Le donne
Anche in questo caso, come in tutte le realtà della mala, le donne hanno svolto un ruolo strategico nell’attività criminale. Qui, nello specifico le sei affiliate svolgevano ruoli anche di trade union tra le varie famiglie del rione dedite al traffico di droga. E Maria Rosaria Tasseri, sorella di Raffaele, ne era la spalla forte tant’è che la corte le ha inflitto una pena altrettanto pesante. Minori e donne usate, appunto, per non destare troppe attenzioni.
Il processo
L’attuale procedimento, con rito abbreviato, si è sviluppato in base alle accuse incluse nella quarta ordinanza cautelare: reati d’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (articolo 74 della legge 26 giugno 1990). Molti imputati, già detenuti, hanno subito dal tribunale di Torre Annunziata in primo grado (2013) e in Corte d’appello di Napoli (2014) le pene da espiare. Ma i capi d’imputazione (in altre tre misure) per questi ultimi due processi riguardavano invece l’articolo 73 e cioè la produzione, il traffico e la detenzione di droga. Uno spacchettamento processuale, quindi. Tuttavia è stato applicato il principio della continuazione. Dopo l’ultima parola del gup Roberto D’Auria, decima sezione, a udienza terminata, alcune detenute hanno chiesto di poter abbracciare i loro familiari nella gabbia. Al momento è stato l’ultimo saluto.
Mario Conforto
Boscoreale – rione Napoli
Sentenza in primo grado decima sezione gup D’auria tribunale di Napoli aula 218 capo d’imputazione articolo cpp 74.
24 imputati:
Raffaele Tasseri 20 anni
Giuseppe Tasseri 12
Ciro Tasseri 12
Michele Tasseri 12 e 10 mesi
Maria Rosaria Tasseri 18 e 4 mesi
Coletto Angelo 14 e 8 mesi
Raffaele Zaccone 10 e 8 mesi
Zaccone Gennaro 15
Giovanni Sarnataro 10 e 8 mesi
Giuseppe Gallo 20
Giuseppe Longobardi 19
Luigi Siena 5 e 8 mesi
Antonio Enrichiello 8 e 8 mesi
Ciro Di Locaso 11 e 4 mesi
Gennaro Tasseri 10 e 4 mesi
Fabio Festa 9 e 4 mesi
Rosa Ciabatti 9 e 2 mesi
Salvatore Allocca (libero) 9 e 4 mesi
Assunta Vaiano (arresti domiciliari) 9 e 4 mesi
Sharon Tasseri 8 e 4 mesi
Raffaele Sarnataro 9 e 4 mesi
Argentina Improta 9
Antonietta Coppola 8 e 6 mesi
Emiliana Capasso 8 e 6 mesi
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