Quartieri spagnoli, armi e droga: il pm chiede quattro anni di carcere. Un minore scagiona gli imputati

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È normale che, quando in un processo penale rilevante è coinvolto un sedicenne, le sensazioni sono sempre delle più tristi. Storia di droga ed armi ai Quartieri spagnoli. Siamo nella fase finale dell’istruttoria dibattimentale. Si rimane impietriti, tra l’altro, nel momento in cui lo scugnizzo si addossa tutte le responsabilità delle azioni delittuose. Già a quell’eta? Il timore di future ripercussioni? È un indottrinamento del sistema o davvero sono semplici dichiarazioni dettate dalla sua coscienza? Davvero sarebbe stato l’unico responsabile a gestire il traffico di droga e a custodire le armi? Sembra assurdo ma purtroppo è la realtà. Sì, perché nella ricostruzione dei fatti, avvenuta nell’aula giudiziaria 213 del Tribunale di Napoli, il giovane non ha avuto nessuna remora nell’affermare che le persone arrestate non sono responsabili. Ecco che attira a sé tutte le attenzioni. Al centro dell’udienza quindi c’è il minorenne E. A; incensurato, oggi è detenuto nel carcere di Nisida. Gli imputati sono Carmine e Luigi Nocerino insieme a Maria D’Amico. Lady Conocal, rione del quartiere Ponticelli in cui è forte la presenza del clan che porta il suo cognome.

I capi d’accusa della misura cautelare vanno dalla ricettazione, detenzione abusiva di armi comuni e da sparo con relative munizioni, nonchè detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia (Dda) ha chiesto quattro anni di galera per i tre pregiudicati. Mentre al giovane, invece, ci penserà il Tribunale dei minori ai Colli Aminei ad emettere la sentenza dove anche lì sono presenti gli stessi atti processuali. Ma andiamo con ordine. E ritorniamo indietro.

Secondo la tesi accusatoria l’appartamento della coppia Nocerino-D’Amico era un punto d’appoggio per il traffico di droga ed inoltre un luogo sicuro in cui nascondere le armi in quella parte di città. I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Napoli, nell’abitazione sequestrarono lo scorso aprile una Beretta calibro 7.65 con sette colpi nel caricatore (pronta a sparare?) e altri nove a parte: un coltello a serramanico, ventriquattro dosi di cocaina. Un bilancino di precisione con le bustine per il confezionamento della droga.

Insomma roba scottante. Nonostante questo scenario il ragazzo descrive alla corte, agli avvocati e al pm tutt’altra versione: «Ero per strada in vico Lungo Trinità degli Spagnoli; ho visto una borsa abbandonata per terra, l’ho aperta e c’erano armi e droga. L’ho portata via scappando perché ho pensato immediatamente ai soldi». Infatti la vendita del materiale avrebbe portato un bel po’ di quattrini. Queste sono le parole dello scugnizzo dei vicoli a ridosso di via Toledo.

«Poi sono salito da loro e quando mi hanno visto hanno chiesto con meraviglia cosa ci facessi lì; cosa fosse quella borsa e cosa contenesse». Ma corrisponde al vero? Oppure è solo un modo per incidere nella valutazione del giudizio ai fini della sentenza? Un atto di furbizia – la posizione di un minorenne è diversa dalle altre in questione – architettato? Lo capiremo soltanto il 29 novembre prossimo, data in cui il pm replicherà e poi ci sarà la lettura del disposivo finale.

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