Gomorra dalla A alla Z. Peppe Misso, il signore del rione Sanità

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Giuseppe Misso, detto Peppe ‘o Nasone, nasce a Napoli il 6 luglio 1947. Verrà arrestato per la prima volta nel 1961, a quattordici anni, quando le forze dell’ordine sorpresero 2 ragazzini a rubare in un appartamento: quei ragazzini erano Giuseppe Misso e Luigi Giuliano.

Giuliano viene arrestato in flagranza mentre Misso riesce a scappare. Sarà poi Giuliano ad accompagnere i carabinieri a notte fonda a casa di Misso. ‘O Nasone entrerà ed uscirà spesso dal carcere, fino a quando, alla fine degli anni Settanta, non decide di darsi al commercio di abbigliamento.

Misso, intanto, nel corso di quegli anni si è specializza in rapine di alto livello. Scoppia la guerra con Cutolo e lui non prende posizione in quanto non si ritiene un camorrista ma solo un rapinatore. Alla fine della guerra con Cutolo, via Duomo e Forcella sono zone controllate dal suo ex amico d’infanzia Luigi Giuliano, soprannominato ‘o Re.

In quel periodo accadono due cose che scatenano l’ira di Misso. La prima: gli uomini di Lovegino Giuliano gli vanno a chiedere il pizzo nel negozio di via Duomo; la seconda: Giuliano – con fare provocatorio – chiude la sezione politica dell’MSI a Forcella, partito d’appartenenza di Misso.

‘O Nasone non ci sta, parte da via Duomo con 3-4 fedelissimi armati fino ai denti. Il gruppo entra nel quartiere Forcella, tutti bordo di un triciclo (per non destare sospetti). Si fermano all’esterno di un basso, dove abitano i parenti di Giuliano, li picchiano violentemente e riaprono la sede dell’MSI, dando così uno schiaffo morale a tutti i Giuliano.

Da quel giorno nasce il clan Misso, formato da Peppe ‘o Nasone (capoclan), i suoi fratelli Umberto e Paolo, Alfonso Galeota, detto “Nino uomo”, Giulio Pirozzi, alias ‘0 Giulio, i fratelli Savarese, Vito lo Monaco.

Poche persone ma che valevano 10 volte un affiliato di qualsiasi altro clan di Napoli. Il clan Misso controllava la zona compresa tra i Tribunali e la Sanità, sino ad essere considerato il fondamentale anello di collegamento congiunzione tra Cosa nostra, la camorra e l’eversione nera.

La sua specialità, ricordano magistrati e poliziotti partenopei, erano le grandi rapine in banca. Colpi spettacolari, cinematografici, assalti ai caveau. Come quello dei primi anni Ottanta al Monte dei Pegni del Banco di Napoli. In quell’ occasione Misso e la sua gang si improvvisarono acrobati e riuscirono a entrare dal tetto, sfruttando un complesso gioco di impalcature. E ancora, in quegli anni, la rapina alla gioielleria Pane.

Misso è sempre stato abilissimo ad organizzare i colpi, col sistema della lancia termica, usando come vie d’ ingresso e poi di fuga le fognature e i sotterranei. E’ stato a lungo un incubo per gli investigatori. La fedina penale do Nasone parla chiaro: una lunga lista di reati come ricettazione, furti, rapine, sino ad arrivare all’associazione camorrista e finire imputato nella strage del rapido 904, con i suoi fedelissimi: Giulio Pirozzi e Alfonso Galeota, definiti luogotenenti del boss.

Verrà condannato a 15 anni di reclusione solo per la rapina al Monte dei pegni. Proprio nel periodo di carcerazione si verifica un episodio che cambia la vita di ‘o Nasone e che costringe il clan Misso ad intervenire. Nel 1992, infatti, nei giorni successivi al proscioglimento per l’attentato al treno Napoli-Milano, vengono uccisi in un attentato alcuni uomini del suo clan e sua moglie Assunta Sarno per mano dell’Alleanza di Secondigliano, in quanto Misso non volle aderire al cartello camorristico come referente di Napoli centro, quindi per ritorsione, l’Alleanza decise di far fuori la moglie ed alcuni affiliati.

Un chiaro segnale che la mappa della camorra in città stava cambiando e che il clan Misso doveva agire in fretta per cercare di sopravvivere. Misso, scarcerato nel 1999, ha un unico obiettivo distruggere “L’Alleanza di Secondigliano”, ed in particolar modo il clan Licciardi. Diventa il fautore dell’alleanza tra il cartello Misso-Sarno-Mazzarella.

Nel corso di un decennio vengono eliminati tutti i luogotenenti dell’Alleanza di Secondigliano di Napoli centro. Nel 2005 iniziano i problemi per il clan Misso: le forze dell’ordine arrestano ‘o Nasone, e la gestione dei traffici illeciti passa nelle mani di suo nipote,  Giuseppe Misso Jr, figlio di suo fratello Umberto, che assieme a suo fratello Emiliano Zapata Misso e al loro cugino Michelangelo Mazza, giovani e sanguinari, senza un minimo di diplomazia, innescano una guerra fraticida contro il loro luogotenente Salvatore Torino, alias ‘o Gassusaro che a sua volta è spalleggiato da i Lo Russo di Miano, meglio noti come i Capitoni.

Siamo negli anni 2006/2007, Napoli centro è una polveriera, le nuove leve del clan Misso sono vere e proprie belve. Eliminano tutti coloro che possono avere rapporti con Torino, il loro motto è’ “con noi o contro di noi”. Alla fine Emiliano Zapata Misso (poi divenuto collaboratore di giustizia) si autoaccuserà di una decina di omicidi commessi.

Nel momento clou della faida, la magistratura sferra un duro colpo ad entrambi i clan, sia ai Misso che ai Torino. Quasi tutti gli affiliati vengono catturati e alla fine si pentiranno quasi tutti: Giuseppe Misso ‘o Nasone, Giuseppe misso Jr detto ‘o Chiatto, Emiliano Zapata Misso, Michelangelo Mazza, Salvatore Torino è tantissimi affiliati sia da una parte che dall’altra.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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