Marano è ancora sporca, molto sporca in tanti punti della città. Due giorni fa era andato in scena uno sciopero nazionale ma, a 48 dall’agitazione dei dipendenti, la situazione (in tante zone) non è per niente migliorata. Nel centro storico, in periferia la condizione delle strade è penosa e quando si interviene, naturalmente, si mischia di tutto, con buona pace della differenziata e dei cittadini che pur si applicano per farla al meglio.
La realtà è che la Teknoservice sta deludendo dopo un buon inizio. Non garantisce lo spazzamento, non ha attivo un numero verde per il prelievo degli ingombranti, non ha personale sufficiente per coprire tutte le zone. Ma allora cosa si aspetta? Nei giorni scorsi i vertici della ditta sono stati sollecitati dal commissario prefettizio al rispetto del capitolato, ma i risultati – al momento – non si sono ancora visti.
La Teknoservice è in scadenza di contratto e a queste condizioni una proroga appare un salto nel buio. La Teknoservice tenta giostrarsi tra varie esigenze: i suoi mezzi, gli stessi utilizzati a Marano, la mattina alla 4 devono entrare in azione anche a Giugliano. A Marano non c’è nulla: non c’è un cantiere, non c’è una sede, non c’è un numero verde a cui rivolgersi, nulla di nulla.
O la Teknoservice garantisce un efficiente servizio (e il modo lo deve trovare la ditta che si porta a casa la bellezza di 430 mila euro al mese) o è meglio rivolgersi ad altri.
Il Comune, dal canto suo, deve applicare le penali e deve darsi una mossa sul fronte dell’apertura dell’isola ecologica. Ne stiamo parlando da anni e ora, francamente, si stanno stufando tutti.
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