Caro dottore, ci sarà una via d’uscita dalla sofferenza e dalla solitudine? Forse non a questo mondo. Sono un uomo in lotta con la depressione da tempo, ma sento che la battaglia è quasi persa. Ho un lavoro di rappresentanze che a stento mando avanti, ormai, a casa mi chiudo in me stesso e mia madre, con la quale vivo, non comprende la mia mancanza di motivazione, il mio silenzio viene percepito come ostilità verso di lei, e la mia astenia come pigrizia. Mi sento malato e senza speranza, non vorrei più vivere in questa prigione, vorrei farla finita. La terapia farmacologica ormai non serve più a nulla, c’è speranza per uno come me?
Emilia (Caivano)
Si tende comunemente, nel linguaggio quotidiano, a fare uso del termine depressione per indicare anche un semplice calo dell’umore, che spesso sottintende altro. La depressione, il male di vivere, viene definita come la psico-patologia della solitudine, perché l’individuo tende a isolarsi, a vivere in spazi sempre più ristretti, quasi cercasse un contenitore che gli faccia da coperta, per avvolgere tutto il suo star male, che per pudore non vuole mostrare agli altri. In effetti quello che si vive è un isolamento dagli affetti, più che una vera e propria solitudine, e nell’isolamento infatti la demarcazione non è visibile solo da un punto di vista spaziale, in quanto è la depersonalizzazione del tempo a farsi avanti, e a mostrarsi nel suo essere impietoso. Il soggetto depresso infatti vive rivolto al passato, attraverso una continua sintesi di ricordi o di rimpianti, senza avere più, seppur in minima forma, lo sguardo rivolto al futuro, all’avvenire. E’ la mancanza di progettualità a caratterizzare la sua vita, la mancanza della speranza, che nella sua genesi è sempre rivolta a un altrove che per il depresso è scomparso, perché la sua vita è sempre il riferimento di un passato che purtroppo non è passato e che si presenta nel tempo attuale. La “persona” depressa va compresa, non commiserata, non violentata nel farle fare cose che non riesce a fare, per mancanza di energia, di emozioni, di sentimenti. La persona depressa va considerata non attraverso la diagnosi fredda di depressione clinica, ma nella sua storia, che annovera sicuramente il trauma, che può essere la perdita, la separazione, il lutto non elaborato, e che, attraverso l’ascolto (anche del silenzio), andrebbero considerati come blocchi di partenza da cui prendere il via per provare a scorgere nuovi punti di vista.
Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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