L’ex sindaco di Marano Matteo Morra, dichiarato incandidabile dal Tribunale di Napoli Nord dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata, torna a parlare della vicenda con un video (rimosso e poi ripostato in due parti) nel quale, ancora una volta, prova a ridimensionare la portata di quanto accaduto durante la sua amministrazione.
Tra gli argomenti affrontati da Morra c’è anche quello delle dichiarazioni rese dagli amministratori comunali in occasione della convalida degli eletti e delle successive indagini sulle loro posizioni debitorie. Secondo l’ex sindaco, questo tema non sarebbe stato adeguatamente approfondito dalla stampa.
Una ricostruzione che, però, non sembra tenere conto di ciò che è stato effettivamente acquisito e ricostruito negli atti della Commissione d’accesso.
Perché proprio tre giorni fa TerraNostraNews ha pubblicato una ricostruzione basata sulla documentazione della Commissione, riportando le anomalie emerse nella gestione degli atti, le difficoltà incontrate dagli ispettori nel ricostruire i procedimenti amministrativi, le verifiche sulle posizioni debitorie degli amministratori, le incongruenze nelle autocertificazioni e le perplessità sollevate sul funzionamento degli uffici comunali. Non un’opinione. Non una ricostruzione politica. Gli atti. E gli atti, su questo punto, sono tutt’altro che marginali.
Il primo punto: lo scioglimento non è una vicenda penale
Partiamo dall’ABC, perché evidentemente è necessario. Lo scioglimento di un Consiglio comunale ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali è uno strumento di prevenzione antimafia. Il decreto del Presidente della Repubblica del 5 settembre 2025, relativo a Marano, parla di forme di ingerenza della criminalità organizzata, di condizionamento dell’amministrazione, di compromissione del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa e di elementi relativi a collegamenti diretti e indiretti tra amministratori e ambienti della criminalità organizzata. Il decreto aggiunge che la Commissione d’indagine aveva depositato le proprie conclusioni e che il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato dai vertici della magistratura napoletana e dal procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, aveva concordato all’unanimità sulla sussistenza dei presupposti per lo scioglimento.
Dunque, sostenere che lo scioglimento debba necessariamente essere accompagnato da un procedimento penale per ciascuna delle circostanze descritte negli atti significa confondere due piani giuridici differenti. Lo scioglimento interviene sul piano della prevenzione e della tutela dell’istituzione locale. La Procura accerta, invece, eventuali responsabilità penali individuali.
Sono piani diversi.
E possono benissimo coesistere senza che uno debba necessariamente trasformarsi nell’altro.
La seconda inesattezza: gli avvisi di garanzia non nascono dagli articoli di giornale, anche se gli articoli di Terranostranews vengono inseriti eccome nella relazione, anche sulla questione incandidabili e false dichiarazione.
Nel video, secondo quanto riferito da Morra, viene prospettata anche una ricostruzione nella quale l’intervento della Procura di Napoli Nord sarebbe collegato agli articoli di stampa. Ma qui occorre ancora una volta tornare agli atti. La sequenza documentale ricostruita dalla Commissione d’accesso è un’altra. La Commissione, nel corso della propria attività ispettiva, acquisisce documentazione, ricostruisce le procedure interne, esamina le autocertificazioni e verifica le posizioni degli amministratori.
A un certo punto emergono elementi che vengono ritenuti meritevoli di approfondimento. La Segretaria Generale dispone ulteriori verifiche. Gli uffici trasmettono gli esiti.
E le risultanze ritenute suscettibili di valutazione sotto il profilo penale vengono trasmesse alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord proprio dalla stessa segretaria generale del Comune, ovvero il funzionario confermato da Morra dopo la sua elezione. Poi dalla stessa commissione, che aveva ritenuto gravi le anomalie emerse. Incredibile gaffe, insomma. Quella verifiche della ex segretaria entrano anche nella relazione dello scioglimento, dunque l’esatto contrario di ciò che ha riferito Morra.
È l’attività amministrativa, richiesta e sollecitata dagli 007 della prefettura, che produce documentazione e risultanze che vengono successivamente trasmesse all’autorità giudiziaria.
E la stessa relazione ministeriale allegata al decreto di scioglimento colloca temporalmente l’attività della Commissione d’indagine all’interno della procedura prevista dall’articolo 143: la Commissione deposita le proprie conclusioni e, sulla base delle risultanze, vengono svolte le successive valutazioni istituzionali.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Morra ha letto il decreto integrale?
Perché se lo ha letto, dovrebbe conoscere la sequenza degli atti.
E la stampa? TerraNostraNews ha pubblicato gli atti
Morra sostiene che la questione delle dichiarazioni degli amministratori non sarebbe stata sufficientemente approfondita dalla stampa.
Anche questa affermazione va confrontata con i fatti.
TerraNostraNews ha dedicato un’ampia ricostruzione proprio a questo capitolo della documentazione, riportando le richieste della Commissione, le risposte degli uffici, le date delle verifiche, le posizioni debitorie, le regolarizzazioni successive e le criticità emerse nel coordinamento tra i diversi settori dell’Ente.
La Commissione, nel periodo di accesso, avrebbe dovuto chiedere sette distinte acquisizioni documentali.
L’ultima integrazione sarebbe arrivata quando mancavano appena sei giorni alla scadenza del termine assegnato per la conclusione dei lavori.
È questo il contesto nel quale bisogna leggere anche la vicenda delle incompatibilità.
Non un episodio isolato.
Ma un pezzo di un quadro più ampio nel quale la Commissione ha evidenziato difficoltà nella circolazione delle informazioni, documentazione frammentaria e problemi nel coordinamento tra gli uffici.
Il nodo delle dichiarazioni sulle incompatibilità
Dopo le elezioni del maggio 2023, gli amministratori erano chiamati a rendere le dichiarazioni previste dalla normativa sulle condizioni di ineleggibilità, incompatibilità, incandidabilità e inconferibilità.
Il tema era particolarmente delicato.
Tra le cause di incompatibilità previste dal Testo unico degli enti locali rientrano infatti determinate situazioni debitorie nei confronti dell’ente.
Il problema, quindi, non era semplicemente sapere se un amministratore avesse ricevuto una multa o avesse una posizione tributaria aperta.
Il problema era ricostruire la situazione giuridica esistente nel momento in cui veniva resa la dichiarazione.
Ed è esattamente questo che gli uffici avrebbero dovuto verificare.
Prima della convalida.
Il Comune controlla, ma qualcosa non torna
La cronologia degli atti è illuminante.
Il 7 giugno 2023 il Seggio centrale proclama gli eletti.
Le dichiarazioni vengono trasmesse ai Responsabili dei settori competenti.
Il 18 luglio il Consiglio comunale approva la convalida degli eletti.
Il 19 luglio il Settore Tributi comunica, con protocollo n. 0024697, la regolarità delle posizioni di numerosi consiglieri.
Nello stesso giorno, con protocollo n. 24701, segnala invece posizioni debitorie relative a Teresa Aria, Vincenzo Battilomo, Domenico Catuogno e Luisa De Magistris.
A quel punto interviene il Segretario Generale, chiedendo che vengano individuati esclusivamente i debiti aventi i requisiti richiesti dalla normativa.
Il 21 luglio arriva un’altra sollecitazione ai Responsabili dei settori.
Il 25 luglio il Settore Tributi trasmette ulteriori informazioni.
La domanda, allora, è semplice:
se già nel luglio 2023 erano emerse posizioni debitorie, perché la macchina amministrativa non riuscì a produrre una verifica completa e definitiva?
È questo uno degli interrogativi centrali che emergono dagli atti.
Le regolarizzazioni successive
E poi arrivano le regolarizzazioni.
Teresa Aria: 4 agosto 2023.
Domenico Catuogno: 6 settembre 2023.
Luisa De Magistris: 28 settembre 2023.
Vincenzo Battilomo: 13 ottobre 2023.
La successione temporale è agli atti.
Questo, naturalmente, non significa automaticamente che vi sia stato un rapporto causale tra la verifica amministrativa e i successivi pagamenti.
Ma significa che la Commissione aveva motivo di interrogarsi sulla sequenza degli eventi, sulle informazioni effettivamente disponibili agli uffici e sulle modalità con cui quelle informazioni erano state comunicate agli interessati.
È una differenza fondamentale.
Ricostruire una sequenza non significa automaticamente attribuire una responsabilità penale.
Ma ignorare quella sequenza significherebbe non leggere gli atti.
La storia delle multe: anche qui Morra fa confusione
Altro passaggio sul quale nel video emerge confusione è quello relativo alle violazioni del Codice della strada.
La questione non può essere liquidata dicendo semplicemente che alcuni consiglieri avevano ricevuto delle multe.
Il problema, secondo la documentazione esaminata dalla Commissione, riguarda la data delle notifiche, la situazione debitoria esistente e la data delle autodichiarazioni.
Il 30 aprile 2025 la Polizia Municipale trasmette una nota nella quale vengono indicate posizioni relative a Carlo Albanese, Carmela Bocchetti, Luigi Baiano, Barbara Schiattarella, Stefania Fanelli, Salvatore De Stefano, Francesco Santoro, Nunzio Rusciano, Domenico Paragliola e Davide Di Luccio.
Per alcune posizioni, gli atti di messa in mora risultavano notificati prima delle dichiarazioni con le quali veniva attestata l’assenza di cause di incompatibilità.
Ed è questo il dato che interessa alla Commissione.
Non il semplice fatto che qualcuno abbia preso una multa.
Ma quando quella posizione era diventata giuridicamente rilevante e quale fosse la sua situazione nel momento della dichiarazione.
Fanelli: negli atti non c’è un solo debito
C’è poi il caso di Stefania Fanelli.
Nel video, secondo la ricostruzione fornita da Morra, la vicenda viene ricondotta a un singolo debito.
Ma negli atti della Commissione la posizione è più articolata.
Le verifiche della Polizia Municipale riportano una posizione relativa a violazioni del Codice della strada.
Ma la documentazione esaminata dalla Commissione prende in considerazione anche ulteriori elementi relativi alla posizione debitoria.
Il problema, dunque, non può essere ridotto a “una multa”.
È proprio questa semplificazione che rischia di alterare il senso della documentazione.
La Commissione non stava compilando una lista di multe.
Stava verificando se, al momento delle autodichiarazioni, esistessero situazioni potenzialmente rilevanti ai fini dell’incompatibilità e se gli uffici avessero svolto correttamente il proprio lavoro.
La questione delle autodichiarazioni senza data
C’è poi un’altra circostanza che nel racconto di Morra sembra scomparire.
Le dichiarazioni di Luigi Baiano, Francesco Santoro e Alessio Marra risultavano prive della data.
Può sembrare un dettaglio burocratico.
Non lo è.
Se bisogna stabilire se un debito fosse precedente o successivo a una dichiarazione, la data dell’atto diventa fondamentale.
Senza una data immediatamente leggibile, la ricostruzione cronologica diventa più complessa.
E proprio la cronologia è il cuore dell’intera vicenda.
Il 2025 riapre quello che il 2023 non aveva chiarito
Ed eccoci al passaggio forse più significativo.
Nell’aprile 2025 la questione torna sul tavolo.
La Commissione d’accesso chiede documentazione sulle autodichiarazioni e sulle posizioni debitorie.
Il 22 aprile TerraNostraNews pubblica un articolo nel quale viene riportata anche la dichiarazione del consigliere Salvatore De Stefano sulla possibile presenza di consiglieri non in regola con i tributi comunali.
La Segretaria Generale, ascoltata successivamente dalla Commissione d’accesso, riferisce che quelle notizie avevano rappresentato uno stimolo per disporre ulteriori verifiche, ritenendo che i precedenti controlli non avessero restituito un quadro sufficientemente completo.
E il 28 aprile parte una nuova richiesta al Settore Tributi.
Questa volta con urgenza.
Bisogna verificare le posizioni non soltanto alla data del nuovo controllo, ma anche alla data delle precedenti autodichiarazioni.
È un dettaglio decisivo.
Perché significa che l’Amministrazione non si limita più a chiedere: “chi deve ancora pagare?”
Chiede:
“chi era in una determinata situazione quando ha firmato la dichiarazione?”
Le nuove verifiche fanno emergere altre posizioni
Tra il 28 e il 29 aprile 2025 emergono nuove posizioni riferite, tra gli altri, a Luigi Carandente, Michele Izzo, Salvatore De Stefano, Domenico Catuogno, Domenico Paragliola, Luisa De Magistris, Teresa Aria e Vincenzo Battilomo.
Vengono esaminati dati relativi a IMU, TASI, TARI, servizio idrico e banche dati dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Parallelamente vengono controllate le posizioni relative alle sanzioni del Codice della strada.
È un nuovo controllo complessivo.
E proprio questo pone la domanda più pesante dell’intera vicenda:
perché è stato necessario rifare nel 2025 controlli che avrebbero dovuto essere completati nel 2023?
La Commissione non si ferma ai debiti
Il punto, infatti, non è soltanto la posizione del singolo consigliere.
È il funzionamento dell’apparato amministrativo.
Nel corso dell’accesso emergono risposte tardive, richieste di integrazione, settori che rinviano ad altri settori, verifiche che non sembrano arrivare a una conclusione documentata e informazioni che devono essere nuovamente richieste.
Il Settore Ragioneria, per esempio, segnala l’esistenza di fatture relative al servizio idrico e rinvia al Settore Tributi.
Il Segretario Generale chiede ulteriori approfondimenti.
Il Settore Tributi riferisce di avere già effettuato i controlli.
Ma, secondo la ricostruzione istruttoria, non arriva un quadro sufficientemente chiaro che consenta al Segretario di verificare compiutamente la situazione.
È questo il “macello” amministrativo al quale Morra dovrebbe rispondere.
Non a una ricostruzione giornalistica.
Agli atti.
E poi arriva la Procura
A seguito delle verifiche, la Segretaria Generale trasmette alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord gli elementi ritenuti meritevoli di valutazione sotto il profilo penale.
Successivamente vengono notificati avvisi di garanzia a dieci amministratori: Barbara Schiattarella, Stefania Fanelli, Luigi Baiano, Carlo Albanese, Davide Di Luccio, Domenico Paragliola, Nunzio Rusciano, Francesco Santoro, Salvatore De Stefano e Carmela Bocchetti.
Un avviso di garanzia, naturalmente, non equivale a una condanna.
E questo va ribadito senza ambiguità.
Sarà la magistratura a stabilire se esistano responsabilità penali e a chi possano essere eventualmente attribuite.
Ma sostenere che tutto questo non abbia relazione con il lavoro amministrativo e ispettivo che ha preceduto la trasmissione degli atti alla Procura significa rovesciare la sequenza documentale.
Lo scioglimento non “produce” necessariamente un processo penale
E qui torniamo all’altra affermazione ripetuta da Morra: quella secondo cui, a parte il procedimento sulle dichiarazioni, dallo scioglimento non sarebbe scaturito alcun procedimento penale.
Anche questa è una formulazione che mescola piani differenti.
Il decreto di scioglimento non è un provvedimento penale.
L’articolo 143 TUEL è una misura di prevenzione amministrativa contro il rischio di condizionamento mafioso dell’ente locale.
Il decreto di Marano è esplicito: parla di ingerenze della criminalità organizzata, condizionamento dell’amministrazione, compromissione dell’imparzialità e del buon andamento, collegamenti tra amministratori e ambienti criminali e grave mala gestione.
Anzi, è proprio questa la natura dello strumento.
Prevenire non significa aspettare una sentenza penale.
Se fosse necessario attendere una condanna definitiva per sciogliere un Comune, non saremmo più davanti a uno strumento di prevenzione antimafia.
Il vero problema è quello che Morra non affronta
Alla fine, dunque, la questione non è se TerraNostraNews abbia parlato abbastanza delle dichiarazioni degli amministratori.
La questione è molto più semplice.
Nel 2023 il Comune avviò le verifiche.
Emersero alcune posizioni.
Il Segretario Generale chiese approfondimenti.
Gli uffici risposero.
Ci furono successive regolarizzazioni.
Poi, nel 2025, la Commissione d’accesso chiese nuovi documenti.
Vennero disposte nuove verifiche.
Emersero ulteriori posizioni.
Vennero ricostruite notifiche e messe in mora.
Furono rilevate autodichiarazioni prive di data.
Furono evidenziate criticità nei flussi informativi tra gli uffici.
La Segretaria Generale dispose un nuovo controllo complessivo.
Gli esiti furono trasmessi anche alla Procura di Napoli Nord.
E il decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica ha successivamente recepito, nella relazione allegata, il tema delle dichiarazioni mendaci sulle incompatibilità e quello dell’inadeguatezza del sistema di controllo interno. Questa è la sequenza.
Morra dovrebbe spiegare gli atti, non contestare i titoli
L’ex sindaco è naturalmente libero di contestare la ricostruzione e di sostenere la propria versione dei fatti.
Ma quando si parla di una vicenda amministrativa così delicata, la discussione dovrebbe partire dai documenti.
Non dai video.
Non dalle impressioni.
Non dalla quantità di articoli pubblicati.
Dagli atti.
E gli atti dicono che la Commissione d’accesso ha trovato un sistema di controlli sulle incompatibilità che presentava criticità rilevanti.
Dicono che le verifiche del 2023 non hanno impedito che nel 2025 venissero disposte ulteriori verifiche.
Dicono che alcune posizioni risultavano già caratterizzate da notifiche e messe in mora prima delle autodichiarazioni.
Dicono che la documentazione amministrativa presentava problemi di completezza e di coordinamento.
E dicono che gli elementi ritenuti meritevoli di valutazione penale sono stati trasmessi alla Procura di Napoli Nord.
Il decreto di scioglimento, inoltre, non descrive Marano come un Comune sciolto per una singola irregolarità, ma come un ente nel quale sarebbero stati riscontrati elementi di condizionamento criminale, gravi criticità amministrative e un sistema di controllo interno inadeguato.
Una domanda finale. Per questo, forse, la domanda da rivolgere oggi a Matteo Morra non è perché i giornali abbiano parlato poco delle dichiarazioni degli amministratori.
È un’altra.
Perché nel 2025 è stato necessario rifare controlli che il Comune aveva già avviato nel 2023?
Perché una Commissione d’accesso ha dovuto acquisire documentazione per sette volte?
Perché l’ultima integrazione è arrivata a ridosso della scadenza?
Perché la Segretaria Generale ha ritenuto necessario disporre nuove verifiche sulle posizioni che avrebbero dovuto essere già controllate?
E soprattutto: perché, se tutto era stato verificato correttamente nel 2023, nel 2025 sono emersi nuovi elementi tali da essere trasmessi alla Procura della Repubblica?
Queste non sono domande poste da un giornale.
Sono le domande che nascono dalla lettura degli atti.
E forse è proprio per questo che, prima di registrare un altro video per minimizzare la vicenda, sarebbe utile rileggere fino in fondo il decreto di scioglimento, la relazione prefettizia e la documentazione della Commissione d’accesso.
Perché a Marano non è stato sciolto un Consiglio comunale per una multa non pagata.
È stato applicato l’articolo 143 del TUEL dopo un procedimento nel quale sono stati rilevati, secondo il decreto presidenziale, elementi di ingerenza della criminalità organizzata, condizionamento dell’amministrazione e gravi criticità nella gestione dell’ente.
Ma il tentativo di ridurre tutto a qualche multa, a qualche dichiarazione e a un procedimento penale significa semplicemente perdere di vista il quadro complessivo che emerge dagli atti.
Ho evitato di presentare come fatto definitivamente accertato ciò che appartiene ancora all’indagine penale. Ho anche corretto un punto importante rispetto alla formulazione iniziale: non scriverei che Morra è semplicemente “sciolto per mafia”, ma che era sindaco del Comune poi sciolto ai sensi dell’art. 143 per condizionamenti della criminalità organizzata ed è stato successivamente dichiarato incandidabile dal Tribunale di Napoli Nord. È una formulazione più precisa e difficilmente attaccabile sul piano giuridico.
Si potrebbe poi parlare per ore degli altri scioglimenti da lui citati? Ma li ha letti i decreti ed è al corrente che un ex sindaco e un ex vicesindaco indagati con proposta di rinvio a giudizio per la vicenda dei rifiuti? Bah.

























