Clan Mallardo, rischio scarcerazione per due detenuti di primo piano

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Due condanne ritenute esemplari rischiano di non essere sufficienti a tenere in cella due presunti esponenti della potente cosca dei Mallardo. In appello la mannaia della decorrenza dei termini rischia di colpire una delle inchieste più complesse in materia di riciclaggio e camorra alle porte di Napoli. Ed è così che Giovanni e Domenico Dell’Aquila, fratelli del più noto Giuseppe (alias Peppe o ciuccio, da sempre ritenuto braccio destro dei Mallardo) hanno presentato una richiesta di scarcerazione per avvenuta decorrenza dei termini di custodia cautelare: condannati a pene tra 14 e 16 anni, potrebbero uscire prima della definizione del secondo grado di giudizio, prevista solo tra qualche mese. Sono trascorsi i sei anni dei termini medi di fase (il limite assegnato dal codice in un’inchiesta per fatti di camorra per completare l’appello), i due Dell’Aquila sono prossimi a lasciare la cella. Difesi dagli avvocati Antonio Dell’Aquila, Gustavo Pansini e Raffaele Quaranta, i due fratelli rischiano di diventare un nuovo caso giudiziario che riguarda i tempi di definizione di un processo a Napoli.

Diversa la posizione invece di Giuseppe Dell’Aquila, che è stato condannato a una pena più severa, per altro in continuazione con una precedente condanna, per il quale non è stata presentata alcuna istanza di scarcerazione dai suoi legali, i penalisti Claudio Botti e Giuseppe Pellegrino.Una sorta di corto circuito provocato da tempi sfilacciati nel corso della gestione dei processi. In primo grado, il processo era terminato con pesanti condanne a carico degli imputati. Sotto i riflettori una serie di beni societari ritenuti assegnati a prestanome, comunque riconducibili – secondo gli inquirenti – alla potente costola del clan Mallardo, a sua volta dinasty criminale da oltre venti anni al centro delle indagini del pool antimafia napoletano. Accuse di collaboratori di giustizia, consulenze tecniche, un impianto accusatorio che ha retto al primo grado e che ora attende la verifica dell’appello.Intanto, però, ora le scarcerazioni date per annunciate. Una sorta di beffa per il sistema giudiziario, per altro già «colpito» da casi di decorrenza dei termini di custodia cautelare. In cella i capi del clan Mallardo, quelli che un tempo erano legati alla cosiddetta Alleanza di Secondigliano, si rischia una sorta di terremoto nell’ambito degli equilibri criminali alle porte di Napoli. Diversi sono infatti gli interessi riconducibili alla cosca locale anche nel centro napoletano, tra immobili e investimenti nel campo delle attività ricettive.

Il Mattino

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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