Prima i guai dell’Expo, poi quelli del Mose, quindi le toppe del Giubileo, e i compiti in materia di trasparenza stabiliti dai decreti sulla pubblica amministrazione, e il nuovo codice degli appalti. Perfino gli arbitraggi per risarcire i correntisti delle banche truffati. Oltre all’ordinaria amministrazione, ovvio. Sulle spalle di Raffele Cantone stanno rovesciando addosso tutte le rogne di un Paese che secondoTransparency international è il più corrotto d’Europa con l’unica eccezione della Bulgaria. Dopo averlo però messo nelle condizioni di fare le nozze con i fichi secchi, perché non può nemmeno spendere i soldi che ha in cassa. Questo paradosso rischia ora di creare problemi tanto grossi all’Autorità anticorruzione, da farle rischiare di non poter gestire le nuove pesanti incombenze previste che le sono state affidate. Cominciando proprio da quelle più delicate come le nuove procedure per gli appalti pubblici stabilite dalla riforma pronta per il debutto. Per evitarlo adesso è necessaria una norma che consenta di superare gli ostacoli imposti al bilancio, e ci deve pensare il governo. Più in fretta possibile.
Il Corriere
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