Ieri sera si e’ aperta la Festa del Lavoro, promossa da Articolo Uno- MDP a Napoli al Chiostro Santa Chiara’, la prima giornata conclusasi in modo non auspicabile, per dirla tutta, interrotta , nel corso delle conclusioni al dibattito tenuto tra Epifani, De Magistris e Fratoianni, da un gruppo di disoccupati organizzati e di aventi diritto alla casa i quali per non essere stati ricevuti dal Governatore De Luca contestavano la sua presenza al dibattito che si sarebbe tenuto successivamente tra il Presidente della Giunta Toscana Rossi e della Campania De Luca.
Dibattito interessante, interventi mirati, di conoscitori dei territori, dei problemi della gente comune, avvalorati dai ruoli che rappresentano nello scacchiere della sinistra divisa, i quali, ognuno, nel rivendicare i risultati del lavoro svolto ed indicare proposte per uno sviluppo occupazionale da Sindaco di Napoli, da Assessore nella precedente Giunta Ventola in Puglia, da sindacalista, erede del pensare e del fare dei vari Di Vittorio, Foa’, che hanno tenuto la sinistra unita, denunciavano tutti una discontinuita’ della politica del governo centrale in particolare sulla poca sensibilita’ sui problemi del lavoro e del mezzogiorno e la disponibilita’ ad un percorso nel costruire un soggetto largo ed inclusivo della sinistra, da poter opporre ad una politica renziana che poco o nulla aveva tenuto in considerazione i reali problemi del paese: occupazione e mezzogiorno. Strada stretta, ma da percorrere, di alto profilo politico, tentativo auspicabile, se l’iniziativa non si limita a voler soddisfare qualche esigenza personale o di parte, considerate le rispettive posizioni riformista, massimalista e movimentista, nella variegata area del progressismo nazionale. Unita’, questo e’ quanto chiede il popolo della sinistra! Sembra di trovarci di fronte alla tela di Pelepone, da una parte si tesse, dall’altro si disfa.
Tutto passa tra gli innovatori e coloro che vogliono che nulla cambi!.
La democrazia e’ fatta di confronti dialettici, di posizioni diverse, impedire il confronto che si doveva tenere tra il Governatore De Luca ed il corrispondente Rossi, Governatore della Toscana, fra i due rappresentanti istituzionali e’ il modo peggiore per dimostrare le proprie istanze. La disapprovazione del Sindaco De Magistris e del segretario di Sinistra Italiana, Fratoianni si e’ resa evidente dalla loro espressione, al che Epifani ha replicato che dopo aver dato la parola ai rappresentanti dei rispettivi gruppi contestatori, non si puo’ impedire il diritto di parola a De Luca, figura istituzionale. Napoli, non si merita una siffatta forma di contestazione.
Con la rielezione di Luigi De Magistris a Sindaco della Citta’, espressione di una volonta’ di cambiamento, movimentista che si voglia, la Citta’ non merita ne’ una siffatta dimostrazione di interrompere un franco confronto e costruttivo dibattito di spessore nazionale, ne’ che vengano fomentate polemiche giornalistiche come quella dell’editoriale di Eduardo CeIcelyn del Corriere del Mezzogiorno di oggi, frutto di una incapacita’ della classe dirigente del P.D. napoletana nel far una politica del tanto peggio tanto meglio, mentre i tanti problemi che la Citta’ Metropolitana, tutta da realizzare, presenta, ha bisogno di una opposizione costruttiva che e’ al di la’ da venire.
Un tempo non lontano, un mio fraterno amico, socialista, uno dei promotori della Bolognina – da P.C.I. a P.D.S.che traghettava i comunisti nell’area della socialdemocrazia europea – sosteneva che in Italia per vincere le elezioni bisognava non perdere quella fetta di elettorato ex democristiano. Credo che ancora oggi si insegua quella logica di appartenenza, che ha tanto di compromesso storico, nel limitare la politica a schematismi e non a valori che i partiti debbono rappresentare. Una politica tutta nostrana che ha chiuso il suo ciclo con la prima Repubblica, incapace di darsi una democrazia perfetta, dell’alternanza, da sostituire alla democrazia imperfetta, caratterizzata dal predominio della D.C. che il sistema imponeva per l’esclusione dei partiti comunisti dai Governi nei paesi occidentali. – Un inciso e’ d’obbligo, con la caduta del muro di Berlino, la Germania, con altrettanti problemi di corruttela – caso Kohl – e la ricostruzione dell’ ex RDT, ha saputo rigenerare i partiti e ricostruire la parte est del paese. In Italia si e’ voluto intraprendere una strada di non ritorno, delegando ad altri la corruttela dei partiti con meschino risultato , si e’ passati dalla corruttela dei partiti alla corruttela dei gruppi di potere ed il Mezzogiorno e’ rimasto al suo destino.
Con la seconda Repubblica, in quel che ne e’ rimasto dei partiti storici e quelli che si sono andati a costituire, quella forma di democrazia interna supportata da un sistema elettorale del proporzionale puro che esprimeva comunque una volonta’ popolare e’ scomparsa del tutto, ed, in termini peggiorativi, si sono costituiti apparati di potere contrapposti in seno agli stessi partiti sostituito da un sistema elettorale fatto di nominati che devono riportarsi ai loro capi ed alle segreterie dei partiti.
Della terza repubblica non si vedono ancora segnali. La conservazione prevale, come il tempo si fosse fermato!. Il nuovo soggetto politico in gestazione, si dovrebbe proporre all’elettorato con un programma ben articolato, credibile, e dovrebbe darsi regole e comportamenti da regolamentare domani nell’intera democrazia del paese per recuperare quell’elettorato del non voto, sempre piu’ numeroso, del P.D. che ancora pone fiducia nell’attuale gruppo dirigente, e quell’elettorato stufo ed in termini contestativi, che si riversa verso i 5 stelle con la speranza di un cambiamento.
E’ da pensare che ad arte si e’ voluto creare il CENTRO, dove sia la destra che la sinistra si richiamano. Il cosiddetto centro, creato ad hoc, non avendo un suo fondamento politico in termini progettuali e prospettici, privo di un teorema di modello di sviluppo da adottare, di cui qualsiasi soggetto politico se ne può’ appropriare, tra questi il movimento nostrano, 5 stelle, interpretando il malessere e l’insoddisfazione dell’elettorato verso i partiti.
Una ulteriore lezione ci viene dalle elezioni in Germania, dove la grande coalizione ha fatto il suo tempo, i socialdemocratici hanno compreso che con la presenza del terzo partito Afd di nostalgici e xenofobi, bisogna ritornare all’opposizione e pensare ad un Socialismo del XXI Secolo che non piu’ prescindere da un’unita’ della sinistra, avendo nel suo DNA l’internazionalismo.
Il riformismo, maggioranza nel paese, non riesce a trovare la sua sintesi, per mancanza di un soggetto politico, largo ed inclusivo che si dia una politica di largo respiro e non si limiti all’opportunismo del momento, ma guarda ai cambiamenti che il XXI secolo ci prospetta e li sappia regolare. E’ l’antitesi del conservatorismo di cui le destre o centro destra che si voglia, se ne fanno paladine, con diverse sfaccettature sia sotto forma dei nazionalismi piu’ frenati, sia con formule piu’ soft nel demandare tutto al libero mercato, con il medesimo intendo di ostacolare il processo innovativo per cui compito della sinistra e’ quello di trovare la strada del cambiamento.
Non serve una sinistra identitaria. Nel breve periodo, con una legge elettorale “porcata”, e gli attuali soggetti in campo, l’attuale gruppo dirigente del P.D., di chiusura, il primo obbiettivo del costituente soggetto politico, se dovesse perdurare questo quadro, e’ lavorare ad un suffragio elettorale a due cifre che si oppone a possibili alleanze che travolgono il fine preposto.
La globalizzazione, con il predominio della finanza sulla produzione, impone scelte che vanno al di la’ delle politiche nazionali, per cui gli Stati Uniti d’Europa e’ un traguardo che ci permette di fronteggiare quell’antieuropeismo che prende sempre piu’ corpo in Europa e possa rendersi garante di una politica dei ceti piu’ deboli e degli abbandonati della società’. Compito della sinistra.
In questo quadro europeista vedo la sforzo delle Officine delle Idee, la funzione di Giuliano Pisapia, traghettatore, di una sinistra- centro con voce univoca, nell’alveo del progressismo europeo dove la socialdemocrazia non può che avere un ruolo determinante. Un tempo si diceva non disturbate il manovratore!.
Li’, 28/09/2017
Franco De Magistris
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