Tradisce il marito con i colleghi di lui, i giudici le revocano la casa che le era stata donata dall’uomo

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Troppi tradimenti e con persone che lavoravano col marito, noto primario della provincia di Verona. Per i giudici tanto a basta a sancire la revoca della donazione di un immobile, avvenuta durante il matrimonio, per la cosiddetta «ingratitudine» a seguito di grave ingiuria. Non basta ovviamente un’infedeltà coniugale per la revoca di una donazione. Se – come in questo caso – avviene in determinate modalità, consente di annullare l’atto proprio quando il donatario che riceve il bene, si rende colpevole di un’offesa grave «all’onore, al decoro e alla dignità del donante». L’immobile in questione è un appartamento di un Comune in provincia di Verona, del valore di circa 250mila euro, ed era stato donato con atto pubblico dal medico alla moglie nel 2021 ma poi i rapporti tra i due coniugi si erano deteriorati fino all’avvio della separazione e poi del divorzio.

Rapporti extraconiugali nella casa donata dal marito

È venuto fuori, stando al resoconto processuale, che la donna avrebbe intrattenuto plurime relazioni extraconiugali, divenute di pubblico dominio nell’ambiente di lavoro dell’uomo e, in parte, consumate nell’immobile donato, «oltre ad aver formulato nei suoi confronti, nel successivo ricorso per separazione giudiziale, accuse infamanti e prive di riscontro probatorio», descrivendolo come un soggetto violento, dedito all’abuso di alcol e autore di condotte persecutorie «all’unico scopo di supportare la richiesta di affidamento esclusivo dei figli minori con previsione di incontri protetti con il padre», secondo la versione dei legali del medico. Nel 2024, in effetti, il Tribunale di Pordenone dichiara la separazione dei coniugi con addebito alla moglie proprio per violazione dell’obbligo di fedeltà.

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