Esclusiva Marano, affidamenti diretti e norme antimafia violate: la mappa delle criticità nella relazione d’accesso che ha portato allo scioglimento del Comune

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Affidamenti diretti, verifiche antimafia effettuate dopo l’aggiudicazione, contratti non formalizzati, possibile frammentazione delle commesse e rapporti familiari e relazionali finiti sotto la lente degli accertamenti. È questo uno dei capitoli più delicati della relazione della commissione d’accesso insediata al Comune di Marano di Napoli, chiamata a verificare la regolarità dell’attività amministrativa e l’eventuale presenza di condizionamenti della criminalità organizzata.

La commissione di indagine era stata nominata dal Prefetto di Napoli nel febbraio 2025 proprio per verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazione e collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione comunale.
Nel documento vengono passati al setaccio numerosi affidamenti effettuati dall’ente e vengono evidenziate, secondo gli accertamenti della commissione, diverse criticità nell’applicazione della normativa sui contratti pubblici e della legislazione antimafia.

Il quadro complessivo prende in considerazione non soltanto le singole procedure, ma anche la loro reiterazione nel tempo, la scelta degli operatori economici, le modalità con cui sono state svolte le verifiche antimafia, la motivazione degli affidamenti e i rapporti personali o familiari emersi durante gli accertamenti.

L’incarico all’ingegnere Luigi Baiano

Tra i casi esaminati figura l’incarico di direttore dei lavori affidato all’ingegnere Luigi Baiano, che ha vincoli di parentela con un omonimo ex consigliere all’epoca in carica, relativo agli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della viabilità comunale.

L’incarico, disposto con determinazione del settore tecnico nell’ottobre 2024, ha comportato un impegno di spesa di 13.144,22 euro.

La relazione si sofferma in particolare sulla scelta dell’affidamento diretto e sulla motivazione dell’atto. Secondo la lettura proposta dalla commissione, prima di ricorrere a un professionista esterno l’amministrazione avrebbe dovuto verificare la possibilità di affidare la direzione dei lavori a personale interno, oppure a dipendenti di altre amministrazioni o centrali di committenza, nei casi previsti dalla normativa.

Un’attenzione specifica viene inoltre riservata ai rapporti familiari del professionista. Gli accertamenti richiamati nella relazione ricostruiscono infatti vincoli di parentela con persone già presenti nel quadro informativo della commissione, tra cui un soggetto indicato come coinvolto in precedenti vicende giudiziarie e un consigliere comunale che, all’epoca dei fatti esaminati, risultava in carica.

La relazione prende inoltre in considerazione ulteriori vincoli familiari riconducibili allo stesso Luigi Baiano, collegandoli a persone sulle quali sarebbero emersi, negli accertamenti, elementi di controindicazione sotto il profilo della prevenzione antimafia, anche in relazione a precedenti riguardanti reati di droga e altre vicende giudiziarie.

Si tratta, tuttavia, di elementi che la commissione considera nel più ampio quadro informativo e di prevenzione antimafia: il rapporto di parentela, così come una frequentazione o un precedente giudiziario riferibile a un’altra persona, non costituisce di per sé prova di responsabilità né dimostra automaticamente un condizionamento dell’attività amministrativa.

Gli affidamenti alla Edil Mi.Ca.

Un altro capitolo riguarda la Edil Mi.Ca. srl, società operante nel settore delle costruzioni e dei lavori pubblici, destinataria nel 2024 di diversi affidamenti da parte del Comune.

Tra le commesse indicate nella relazione figurano la fornitura di mezzi tecnici, interventi di riparazione nel cimitero, la fornitura di misto stabilizzato e materiali destinati al ripristino delle strade.

Nel complesso, gli affidamenti elencati per il 2024 raggiungono circa 9.600 euro, ai quali si aggiunge un intervento di somma urgenza eseguito nel febbraio 2025.

La società, secondo quanto riportato nella relazione, era già stata oggetto di attenzione in una precedente attività di controllo amministrativo. Gli accertamenti del 2020 avevano evidenziato criticità relative a un precedente affidamento e alla determinazione dei costi applicati.

La commissione segnala quindi come elemento da valutare il fatto che, nonostante le precedenti contestazioni e gli elementi già emersi, il Comune abbia continuato ad affidare lavori e forniture alla stessa impresa.

Particolare attenzione viene riservata anche agli elementi personali e relazionali riferiti ai titolari e ai soggetti collegati alla società. La relazione richiama rapporti familiari e frequentazioni con persone che, secondo gli accertamenti investigativi richiamati nel documento, erano state interessate in passato da procedimenti o controlli di polizia, anche per fatti connessi alla criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti.

Anche in questo caso la relazione inserisce tali circostanze nel quadro degli elementi di prevenzione antimafia e non come automatica prova di responsabilità dell’impresa o dei suoi amministratori.

La questione delle verifiche antimafia

Uno dei punti centrali della relazione riguarda l’applicazione dell’articolo 100 del Codice antimafia.

La norma assume particolare rilievo nei confronti degli enti locali che siano stati interessati da precedenti provvedimenti di scioglimento per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi.

Nel caso di Marano, la commissione richiama la storia dell’ente e gli obblighi di controllo antimafia gravanti sull’amministrazione. La documentazione ufficiale successivamente pubblicata conferma che il Comune era stato interessato da precedenti scioglimenti e che la commissione d’accesso del 2025 ha concentrato una parte significativa delle proprie verifiche proprio sulle procedure di affidamento pubblico.

Secondo gli accertamenti, in alcuni casi le verifiche sarebbero state richieste dopo l’adozione dell’affidamento oppure in prossimità della sua formalizzazione.

È quanto la relazione contesta, ad esempio, alla procedura per le forniture affidate alla Edil Mi.Ca.: l’affidamento sarebbe stato disposto il 18 dicembre 2024, mentre la richiesta di informazione antimafia alla Prefettura sarebbe stata trasmessa il giorno successivo.

La commissione richiama inoltre il possibile frazionamento degli affidamenti e la necessità di verificare il rispetto dei principi di rotazione, concorrenza e parità di trattamento previsti dal Codice dei contratti pubblici.

La questione non viene quindi ricondotta a un singolo episodio, ma alla possibile reiterazione di modalità procedurali analoghe.

Le luminarie da 45 mila euro

Tra gli episodi esaminati c’è anche l’affidamento alla Coralux Event srl per l’installazione delle luminarie natalizie, per un importo di 45 mila euro, IVA compresa.

La determinazione risale al 9 dicembre 2024. Secondo quanto riportato nella relazione, la richiesta di informazione antimafia alla Prefettura sarebbe stata trasmessa nella stessa giornata dell’affidamento, senza attendere l’esito della verifica.

La commissione rileva inoltre che nell’atto non sarebbero state indicate le condizioni che avrebbero eventualmente consentito di procedere in deroga alla preventiva acquisizione dell’informazione antimafia.

Un ulteriore elemento riguarda la procedura precedente all’affidamento. L’amministrazione aveva pubblicato un avviso rivolto agli operatori economici per la presentazione delle offerte, ma la procedura era andata deserta.

La relazione segnala anomalie anche in relazione alla reperibilità dell’avviso sull’albo pretorio online e alla ristrettezza dei tempi concessi agli operatori.

Viene inoltre ricordato che nel 2023 un affidamento analogo era stato disposto a favore di una società riconducibile alla stessa proprietà.

Il cartellone degli eventi e la determina 889 del 19 aprile 2024
Un ulteriore capitolo riguarda la determinazione dirigenziale del Settore Politiche Sociali n. 889 del 19 aprile 2024, avente ad oggetto il “Cartellone di Eventi Metropolitani 2023-2024” e la liquidazione dei corrispettivi relativi a un evento svolto nel periodo natalizio.

Un primo elemento di attenzione riguarda proprio la formulazione dell’oggetto del provvedimento. La determina fa riferimento alla liquidazione in favore della SPECTRA SERVICE, ma nel corpo dell’atto risultano disposte liquidazioni anche in favore di altri operatori economici, tra cui Circus Party, Azzurra Spettacoli Srl, Ipiemme International e Show Management.

Secondo le verifiche richiamate nella relazione, non sarebbe stato possibile reperire sull’albo pretorio online le singole determinazioni dirigenziali con cui erano stati originariamente affidati i servizi alle diverse imprese.

La criticità riguarda quindi non soltanto la fase della liquidazione, ma la ricostruibilità dell’intero procedimento: affidamento, scelta dell’operatore, esecuzione della prestazione e successiva liquidazione.

La determina conterrebbe inoltre un generico riferimento alla trasmissione della richiesta di informazione antimafia, senza riportare, per ciascuna impresa, gli estremi della relativa richiesta alla Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia.

La mancanza di tali riferimenti, secondo la relazione, renderebbe più difficile verificare se, al momento delle singole operazioni, fosse già stata acquisita la documentazione antimafia necessaria.

Viene inoltre posta attenzione alla verifica della posizione fiscale degli operatori economici prima delle liquidazioni superiori alla soglia prevista dalla normativa.

Il tema, nella ricostruzione della commissione, si inserisce nel più ampio problema della completezza delle verifiche propedeutiche alla liquidazione delle somme dovute agli operatori economici.

Lo studio Cioccolanti e l’affidamento da 65 mila euro

Con la determinazione dirigenziale del Settore Urbanistica n. 1678 del 15 ottobre 2024 veniva affidato allo Studio Cioccolanti Asset 4E Property Management di Cioccolanti Aurelio un pacchetto di servizi immobiliari integrati destinati alla gestione e regolazione amministrativa del patrimonio ERP di proprietà del Comune.

L’importo complessivo dell’affidamento era di 65.880 euro IVA compresa, per una durata triennale, attraverso l’affidamento diretto previsto dal Codice dei contratti pubblici.

La relazione concentra l’attenzione soprattutto sulla tempistica della verifica antimafia.

La richiesta di informazione antimafia sarebbe stata trasmessa alla Prefettura di Salerno il 30 settembre 2024, mentre l’affidamento veniva disposto il 15 ottobre, quindi a distanza di soli sedici giorni.

Nella determina l’ufficio avrebbe qualificato la situazione come una sorta di “somma urgenza di servizi”, richiamando la possibilità di procedere anche in assenza dell’informazione antimafia nei casi previsti dall’articolo 92 del Codice antimafia.

Secondo la commissione, tuttavia, la motivazione non apparirebbe adeguatamente sostenuta da elementi concreti.

Il servizio di ricognizione e gestione amministrativa degli immobili comunali viene infatti descritto come un’attività ordinaria e programmabile, non riconducibile, secondo la ricostruzione della relazione, a una situazione emergenziale tale da rendere indispensabile l’immediata esecuzione del contratto.

La contestazione riguarda dunque l’utilizzo della deroga antimafia: secondo la commissione, non sarebbero stati adeguatamente esplicitati gli elementi concreti dai quali desumere il rischio di un danno grave e irreparabile per la collettività in caso di attesa dell’esito delle verifiche.

La relazione segnala inoltre la tempistica estremamente ristretta della procedura: agli operatori economici sarebbero state concesse meno di 24 ore per presentare un’offerta economica prima dell’affidamento attraverso il MEPA.

La commissione considera tale circostanza meritevole di approfondimento nell’ambito della verifica complessiva della procedura, senza che la ristrettezza dei tempi, isolatamente considerata, costituisca automaticamente prova di un accordo preventivo tra amministrazione e operatore economico.

La Edil Moderna e i lavori alla villetta comunale

Un altro affidamento esaminato riguarda la Edil Moderna, alla quale sono stati affidati i lavori di messa in sicurezza e rifunzionalizzazione della villetta comunale “C.A. Dalla Chiesa” di via San Rocco, per un importo complessivo di 35.123 euro IVA compresa.

Anche in questo caso la relazione evidenzia la questione della tempistica delle verifiche antimafia.

Secondo gli accertamenti, i lavori sarebbero stati affidati il 24 dicembre 2024, mentre la richiesta di informazione antimafia alla Prefettura di Napoli sarebbe stata trasmessa nella stessa giornata.

Nella determina, inoltre, non sarebbe stato esplicitato il ricorso alle ragioni d’urgenza previste dall’articolo 92 del Codice antimafia.

La relazione rileva anche un problema di completezza dell’atto, dal momento che nella determinazione sarebbero mancati alcuni dati identificativi dell’operatore economico, tra cui codice fiscale, partita IVA e sede legale, con il riferimento limitato alla denominazione “EDIL MODERNA”.

L’amministrazione aveva richiamato, a giustificazione dell’urgenza, un verbale della Compagnia dei Carabinieri di Marano notificato al sindaco, con il quale veniva richiesto di procedere alla messa in sicurezza dell’area interna della villetta.

La commissione ritiene tuttavia che la sola esistenza di un’esigenza di messa in sicurezza non esaurisca la motivazione richiesta per procedere, in assenza della verifica antimafia, e che l’atto avrebbe dovuto esplicitare in modo puntuale le ragioni per cui l’attesa avrebbe determinato un danno grave e irreparabile.

Il gasolio per le scuole

Con la determinazione n. 1717 del 21 novembre 2024 è stata affidata alla Lima Petroli Srl la fornitura di gasolio per il riscaldamento di tre scuole comunali, per un importo complessivo di 5.764,50 euro IVA compresa.

Anche in questo caso l’affidamento è stato effettuato attraverso il MEPA.

La criticità individuata dalla commissione riguarda ancora una volta la verifica antimafia: la richiesta di informazione sarebbe stata trasmessa alla Prefettura di Napoli il 19 novembre, mentre l’affidamento è stato disposto il 21 novembre.

La relazione osserva inoltre che nella determina non sarebbe stato fatto alcun riferimento a una situazione di urgenza tale da consentire il ricorso alla deroga prevista dall’articolo 92 del Codice antimafia.

Il caso viene quindi inserito dalla commissione nel quadro più ampio delle procedure nelle quali l’affidamento risulterebbe intervenuto prima della conclusione delle verifiche antimafia.

Gli armadi per il Giudice di Pace

Un’analoga criticità viene rilevata nella determinazione n. 838 del 4 giugno 2024, con la quale il Comune ha affidato alla Medical European Forniture Sas la fornitura di dieci armadi in metallo destinati alla sede del Giudice di Pace, per un importo complessivo di 6.612,14 euro IVA compresa.

La richiesta di informazione antimafia sarebbe stata trasmessa alla Prefettura di Napoli il 3 giugno, mentre l’affidamento è stato disposto il giorno successivo.

Secondo la relazione, nell’atto non sarebbe stato esplicitato il ricorso alle deroghe previste dall’articolo 92.

Anche in questo caso viene inoltre segnalata la carenza dei dati identificativi dell’operatore economico, con l’atto che si sarebbe limitato alla denominazione della società senza riportare integralmente gli elementi necessari alla sua identificazione.

L’affidamento alla Key Time

Il sistema dei controlli antimafia viene richiamato anche in relazione alla determinazione n. 271 del 31 dicembre 2024, relativa all’affidamento diretto alla società Key Time della fornitura e installazione di un orologio marcatempo per la sede comunale di via Nuvoletta.

Secondo la ricostruzione contenuta nella relazione, la richiesta di informazione antimafia risaliva al 13 dicembre 2023.

La commissione ha quindi verificato la validità temporale della documentazione disponibile al momento dell’affidamento del 31 dicembre 2024, richiamando la disciplina sulla durata dell’informazione antimafia.

Il caso viene indicato come ulteriore esempio della necessità di verificare non soltanto l’esistenza formale di una richiesta antimafia, ma anche la sua efficacia al momento concreto dell’affidamento.

La relazione richiama inoltre le responsabilità dei funzionari che hanno curato l’istruttoria e sottoscritto il provvedimento, ponendo il tema della necessità di un controllo effettivo e aggiornato della documentazione antimafia prima dell’affidamento.

L’intrattenimento e Miss Italia

La relazione prende in esame anche alcuni affidamenti del settore Politiche sociali.

Tra questi figura quello alla Claudio Malfi Management srl per una serata di intrattenimento con artisti comici, del valore di 5 mila euro oltre IVA.

Anche in questo caso la commissione evidenzia il problema della tempistica della verifica antimafia: la richiesta alla Prefettura sarebbe stata presentata prima dell’affidamento, ma l’amministrazione avrebbe proceduto senza attendere l’esito della verifica.

Un ulteriore caso riguarda l’Associazione Culturale In Campania, alla quale venne affidata l’organizzazione della finale regionale di Miss Italia 2024, per 9.500 euro oltre IVA.

Secondo la relazione, al momento dell’affidamento non sarebbe stata acquisita una specifica informazione antimafia relativa all’associazione.

Il responsabile del settore avrebbe richiamato una precedente informazione antimafia, risultata non interdittiva, relativa al presidente dell’associazione.

La commissione considera però non sufficiente tale precedente verifica, sottolineando la distinzione tra la posizione della persona fisica che rappresenta l’associazione e quella dell’associazione stessa.

L’affidamento alla 10 & Lode Management

Tra gli affidamenti esaminati figura anche la determinazione n. 47 del 4 settembre 2024, con la quale è stato disposto un affidamento diretto alla 10 & Lode Management S.r.l.s. per la realizzazione di due spettacoli di intrattenimento inseriti nel calendario degli eventi estivi finanziati attraverso il contributo della Città Metropolitana di Napoli.

L’importo complessivo dell’affidamento ammontava a 36.319,95 euro.

In questo caso la relazione dedica particolare attenzione non soltanto alla procedura amministrativa, ma anche agli elementi personali emersi nel corso degli accertamenti.

Secondo quanto riportato nel documento, l’amministratore della società, Mauro De Concis, sarebbe legato da rapporti familiari a persone già indicate negli accertamenti come appartenenti o vicine a contesti criminali del territorio.

La relazione richiama inoltre una serie di controlli di polizia nei quali il titolare della società sarebbe stato trovato in compagnia di persone successivamente interessate da procedimenti giudiziari o misure cautelari nell’ambito di indagini relative alla criminalità organizzata locale.

Gli elementi vengono utilizzati dalla commissione come parte del quadro informativo necessario alla valutazione della procedura e dell’eventuale esposizione dell’amministrazione a situazioni di controindicazione antimafia.

Anche in questo caso, però, la circostanza di una parentela o di una frequentazione non equivale automaticamente alla partecipazione a un’organizzazione criminale né dimostra, da sola, un condizionamento dell’affidamento.

Contratti e trasparenza
Tra le criticità evidenziate nel documento non ci sono soltanto le verifiche antimafia.

La relazione richiama anche la mancata formalizzazione di alcuni contratti, in contrasto, secondo gli accertamenti, con l’obbligo di stipula in forma scritta previsto dalla disciplina dei contratti pubblici.

Viene inoltre segnalata, in alcuni casi, la presunta assenza della documentazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale.

Il quadro riguarda quindi più livelli: dalla scelta dello strumento dell’affidamento diretto alla motivazione degli atti, dal rispetto del principio di rotazione alla verifica antimafia, fino agli obblighi di pubblicità e formalizzazione dei contratti.

Il nodo degli affidamenti diretti

È proprio dall’incrocio tra le procedure amministrative e gli elementi personali raccolti che la commissione ricava i principali motivi di attenzione.

Il documento descrive un ricorso ripetuto agli affidamenti diretti e una frammentazione delle commesse che, secondo gli accertamenti, meriterebbero ulteriori verifiche sul rispetto delle regole di concorrenza, rotazione e parità di trattamento.

La contestazione non riguarda quindi necessariamente l’utilizzo dell’affidamento diretto in quanto tale, strumento previsto dalla legislazione sugli appalti entro determinati limiti e condizioni, ma le modalità concrete con cui esso sarebbe stato utilizzato e la ripetitività di determinate procedure.

Particolare rilievo viene attribuito al fatto che alcune verifiche antimafia sarebbero state richieste dopo l’adozione degli affidamenti, nonostante gli specifici obblighi gravanti su un Comune già interessato in passato da scioglimenti per infiltrazioni mafiose.

La stessa relazione prefettizia successivamente resa pubblica ha individuato, tra gli elementi considerati, il ricorso estensivo agli affidamenti diretti e il frazionamento degli appalti, collegando tali aspetti al più generale quadro di criticità amministrative riscontrato a Marano.
I rapporti familiari e le frequentazioni

Una parte consistente della relazione riguarda infine le posizioni personali dei titolari delle imprese, dei professionisti e di alcuni amministratori.

Gli accertamenti richiamano rapporti di parentela, precedenti giudiziari e di polizia e frequentazioni con persone indicate dalle banche dati investigative come vicine ad ambienti della criminalità organizzata.

Per quanto riguarda alcuni operatori economici, la commissione prende in considerazione anche i rapporti familiari con soggetti che, secondo le risultanze investigative richiamate nel documento, sarebbero stati coinvolti in procedimenti per associazione criminale, traffico di stupefacenti o altri reati.

Lo stesso metodo di analisi viene utilizzato per alcuni professionisti e soggetti che hanno avuto rapporti contrattuali con il Comune.

Nel caso dell’ingegnere Luigi Baiano, ad esempio, vengono richiamati i rapporti familiari con soggetti già presenti nel quadro informativo della commissione e, più in generale, vincoli parentali con persone che avrebbero avuto a loro volta rapporti con soggetti gravati da precedenti o da elementi di attenzione sotto il profilo antimafia.

Gli accertamenti prendono in considerazione anche i collegamenti familiari con un consigliere comunale che risultava in carica nel periodo esaminato.

La relazione attribuisce rilievo a tali circostanze soprattutto nell’ottica della prevenzione e della valutazione del rischio di condizionamento, senza equiparare il rapporto familiare a una responsabilità penale.

Il contesto criminale di Marano

Gli elementi relativi agli affidamenti vengono letti dalla commissione alla luce della particolare storia amministrativa del Comune.

Marano di Napoli è infatti un ente che ha già conosciuto precedenti scioglimenti per fenomeni di infiltrazione mafiosa. La documentazione ufficiale relativa alla procedura del 2025 ricorda i precedenti provvedimenti e descrive un territorio caratterizzato dalla presenza di organizzazioni criminali strutturate e radicate.
È in questo contesto che la commissione attribuisce particolare importanza non soltanto alle singole irregolarità amministrative, ma alla loro eventuale reiterazione e alla coincidenza tra determinate procedure e soggetti considerati meritevoli di attenzione sotto il profilo antimafia.

La relazione, in sostanza, non considera isolatamente una richiesta antimafia presentata in ritardo, un affidamento diretto o un rapporto di parentela. Il punto centrale dell’analisi è rappresentato dall’eventuale convergenza di più elementi: modalità di affidamento, tempistica dei controlli, scelta reiterata degli operatori, rapporti personali e familiari e precedente storia dell’ente.

Un sistema di controlli considerato insufficiente

Dalla lettura complessiva dei casi emerge una contestazione più ampia relativa al sistema dei controlli interni.

In numerose procedure la commissione segnala infatti l’assenza o la tardività di verifiche, la carenza di motivazioni, la mancata indicazione di dati identificativi degli operatori economici, la difficoltà di ricostruire le fasi precedenti all’affidamento e, soprattutto, l’adozione di provvedimenti prima della conclusione delle verifiche antimafia.

A ciò si aggiungono le contestazioni relative alla pubblicazione degli atti, alla formalizzazione dei contratti e al possibile frazionamento delle commesse.

Il problema individuato dalla commissione, dunque, non sarebbe rappresentato esclusivamente dalla singola violazione procedurale, ma dall’eventuale ripetersi di modalità amministrative analoghe in settori diversi dell’ente.

Il quadro complessivo

La relazione mette così in relazione tre diversi piani.

Il primo è quello amministrativo: affidamenti diretti, tempi delle procedure, motivazioni degli atti, rotazione degli operatori, formalizzazione dei contratti e trasparenza.

Il secondo è quello antimafia: richieste di informazione trasmesse dopo l’affidamento, mancata attesa dell’esito delle verifiche, utilizzo delle deroghe previste dall’articolo 92 e necessità di verificare l’effettiva validità della documentazione antimafia.

Il terzo è quello dei rapporti personali: legami familiari, frequentazioni e collegamenti con soggetti già emersi nelle banche dati investigative o in procedimenti giudiziari.

È dalla sovrapposizione di questi tre livelli che la commissione ricava il quadro di maggiore attenzione.

La relazione prefettizia successivamente trasmessa al Governo ha infatti evidenziato, nel quadro complessivo, elementi relativi sia ai rapporti tra amministratori e soggetti ritenuti contigui alla criminalità organizzata sia a una gestione degli affidamenti pubblici considerata caratterizzata da plurime anomalie.

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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