In Italia 250mila casi di sepsi ogni anno, stimati fino a 70mila decessi

0
Condividi
23 Visite

Inoltre, circa il 50% dei sopravvissuti sviluppa la cosiddetta sindrome post-sepsi, con deficit cognitivi, disturbi della salute mentale e debolezza fisica; nel nostro Paese, un terzo dei pazienti anziani sopravvissuti muore comunque entro un anno dalla dimissione a causa delle fragilità residue.

La forma più grave della malattia è lo shock settico e ogni ora di ritardo nella somministrazione della terapia mirata riduce la probabilità di sopravvivenza di circa il 7-8%. In Europa la sepsi colpisce circa 377 persone ogni 100.000 abitanti l’anno: un’incidenza superiore a quella di infarto del miocardio e ictus cerebrale.
Alla luce di questi dati e in vista della Giornata mondiale della sepsi (13 settembre), Cittadinanzattiva ha realizzato un position paper in cui chiede protocolli uniformi, continuità assistenziale e promuove l’inserimento della sepsi e dello shock settico tra le reti tempo-dipendenti nazionali.

Il documento nasce da un’indagine condotta da Cittadinanzattiva in cui la criticità più segnalata dai sanitari è la mancanza di percorsi uniformi e condivisi, indicata dal 55% dei professionisti per la sepsi e dal 41,9% per lo shock settico. Il 35,3% degli intervistati dichiara che nella propria struttura non esiste alcun protocollo aziendale specifico per la diagnosi della sepsi, quota che scende al 31,4% per lo shock settico. Il 70,9% rileva criticità comunicative o organizzative nel coordinamento tra le diverse unità coinvolte nella gestione del paziente.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti