Il caso dell’area PIP di Marano torna al centro dell’attenzione. Dopo anni di verifiche, atti amministrativi e un processo penale (un secondo grado solo per pochi condannati in primo grado) ancora in corso, il Comune, con un procedimento avviato e portato avanti dal funzionario comunale Giovanni Silvestro, ha messo nero su bianco una cifra: oltre 1,3 milioni di euro di danni legati alle opere di urbanizzazione realizzate – ma ritenute non a regola d’arte – dalla società concessionaria.
Una vicenda lunga oltre vent’anni
Tutto parte dal 2004, quando il Comune affida tramite gara la progettazione, costruzione e gestione dell’area industriale (PIP) a una società privata, poi confluita nella Iniziative Industriali S.r.l. riconducibile al gruppo di Sant’Antimo dei fratelli Cesaro. L’obiettivo era realizzare capannoni e infrastrutture: strade, fogne, illuminazione, reti idriche e altri servizi essenziali.
Col passare degli anni, però, emergono criticità sempre più evidenti: opere incomplete, difformità rispetto ai progetti e infrastrutture realizzate male. Il Comune arriva così a revocare la concessione nel 2018.
Opere “incollaudabili”
Il punto più grave riguarda proprio il collaudo. Secondo quanto accertato sia dagli uffici tecnici sia in sede giudiziaria, le opere risultano non collaudabili, cioè non verificabili come conformi agli standard richiesti.
Una sentenza penale di primo grado, per alcuni imputati passata in giudicato, ha già dichiarato nulli i collaudi effettuati dalla società e disposto la confisca delle opere, poi trasferite al Comune. Nel primo processo sono stati coinvolti anche i vertici dell’azienda, tra cui Aniello e Raffaele Cesaro: assolti dall’accusa di associazione mafiosa, mentre Aniello Cesaro è stato condannato per falso ideologico con aggravante proprio in relazione a quelle opere.
Secondo i tecnici comunali e una sentenza di primo grado di qualche anno fa a Napoli nord, le opere di urbanizzazione del Pip non sarebbero state eseguite in modo corretto. Sono allo stato opere funzionanti, ma non collaudabili.
Si tratta di aspetti prettamente amministrativi, che esulanno pertanto dalla sfera penale. Almeno in teoria, insomma, il procedimento dell’ente cittadino, propedeutico a un’azione di richiesta di risarcimento nei confronti dei Cesaro, dovrebbe essere a prova di bomba.
La stima del danno
Nel frattempo, il Comune ha incaricato un tecnico esterno, l’architetto Di Mauro, di quantificare il danno economico derivante dalla cattiva esecuzione delle opere. La relazione, consegnata a marzo 2026, ha stimato in 1.368.247,48 euro il costo delle criticità riscontrate.
Si tratta di infrastrutture che, pur essendo in parte utilizzate, non garantiscono sicurezza e qualità adeguate, perché realizzate con materiali o modalità non conformi.
E adesso?
L’amministrazione comunale ha approvato ufficialmente la stima, ma resta da capire il passo successivo. Saranno probabilmente i legali del Comune a valutare se e come avviare azioni per recuperare le somme nei confronti dei soggetti responsabili.
Intanto, sul territorio resta un’area industriale segnata da ritardi, problemi strutturali e una lunga scia di contenziosi che, a distanza di oltre vent’anni, non è ancora arrivata a una conclusione.
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