Secondo i consulenti, l’inserimento in casa-famiglia avrebbe prodotto una “discontinuità profonda e repentina” nelle abitudini dei bambini. Prima dell’allontanamento, si legge nella relazione, il contesto familiare era caratterizzato da routine stabili e coerenti. Dopo il collocamento, invece, sarebbero emersi cambiamenti significativi. Alimentazione, sonno, educazione, attività ricreative e relazioni sociali. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il regime alimentare. I bimbi sarebbero passati da una dieta equilibrata e personalizzata, “a base di verdure, legumi, frutta, porridge e frutta secca, priva di carne e latticini”, a un’alimentazione standardizzata. Con introduzione di prodotti industriali e zuccheri raffinati. Cambiamenti che – si legge nella relazione – avrebbero generato disorientamento e talvolta “comportamenti definiti “compulsivi”.
Cresce il disagio psicologico dei fratellini. Il disturbo del sonno
Gli alimenti a cui i piccoli erano abituati “vengono attualmente ricercati in modo marcato e talora compulsivo. Soprattutto in concomitanza di momenti di maggiore intensità emotiva (durante e dopo le videochiamate con la madre). Criticità anche sul piano del riposo. I ritmi sonno-veglia, in precedenza regolari, risultano alterati. I consulenti evidenziano difficoltà nell’addormentamento, risvegli notturni frequenti e contenuti ansiosi. Elementi che, in ambito clinico, vengono considerati “indicatori di sofferenza psicologica e di una possibile difficoltà di adattamento al nuovo contesto“.
Il nuovo modello educativo crea scompensi
Il passaggio “da uno stile educativo familiare basato sul dialogo e sulla comprensione delle regole” a un modello “fondato su meccanismi di rinforzo e punizione” avrebbe procurato confusione e incertezza nei bimbi. “Anche le modalità ludico-ricreative risultano profondamente modificate. In famiglia i bambini erano abituati ad “attività all’aperto, al contatto diretto con la natura e alla relazione con gli animali. I bambini – si legge nella relazione – erano coinvolti in attività quotidiane che stimolavano autonomie pratiche e responsabilità condivise. Nella casa famiglia di Vasto, invece, “si registra un maggiore utilizzo di dispositivi elettronici e contenuti audiovisivi, con una riduzione del gioco attivo”.
Problemi di sradicamento affettivo dopo l’allontanamento
Secondo i consulenti, inoltre, non emergerebbero miglioramenti sul fronte della socializzazione, uno degli aspetti che avevano motivato l’allontanamenbto disposto dal tribunale. La parte centrale della relazione riguarda le conseguenze sullo sviluppo psicologico. I bambini, secondo l’analisi, rischierebbero di vivere uno “sradicamento affettivo”, con possibili sentimenti di confusione e lealtà divisa tra famiglia d’origine e nuovo contesto. Nelle conclusioni, i consulenti parlano di una “condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva” e mettono in guardia dal rischio che il disagio si stabilizzi nel tempo.
























