Lettere al Direttore. La decisione dei Commissari sul Giudice di Pace

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I diversamente giovani, come me, ricordano bene la presenza della Pretura con annesso Carcere Mandamentale in piazza Municipio, con tutti i benefici che essa apportava alla collettività. Insieme alle attività artigianali fiorenti, al mercato ortofrutticolo e al mercato fieristico settimanale di via IV Novembre, Marano era una città viva e attrattiva, favorita anche dalla sua collocazione collinare, salubre e di villeggiatura, nonché dalla presenza delle ferrovie, che la rendevano punto di riferimento dell’intero comprensorio giuglianese-flegreo. Storico, poi, il perenne dissidio con il Comune di Giugliano.

Con la soppressione delle Preture e l’istituzione del Giudice di Pace, la sede venne trasferita, fino alla successiva costruzione del Palazzo di Giustizia di via Salvatore Nuvoletta e all’insediamento della sede distaccata del Tribunale di Napoli. A dimostrazione che Marano è sempre stata sede di Giustizia. Con la nascita del Tribunale di Napoli Nord, che accorpa comuni della provincia di Caserta e della Città Metropolitana di Napoli, il ruolo di tribunale distaccato è venuto meno.

È doverosa una riflessione di merito: perché non valutare il ritorno alla precedente destinazione, considerata l’esistenza di una struttura già nata per tale funzione, includendo anche i comuni flegrei e le isole di Ischia e Procida? Tanto più se alcuni comuni dell’area Casoria-Afragola hanno chiesto di tornare sotto la competenza del Tribunale di Napoli.

Marano paga oggi l’assenza, protrattasi per anni, di una vera politica urbanistica, sostituita da una speculazione edilizia selvaggia che ha privilegiato i fabbricati alle opere primarie e secondarie. Il territorio si è compresso, la popolazione è cresciuta a dismisura, gli spazi verdi si sono ridotti, la viabilità è stata compromessa e i servizi sono diventati sempre più inefficienti. Il tutto aggravato da una macchina comunale piegata al clientelismo, a discapito della professionalità.

A partire dall’era Bertini si sono registrate gravi inadempienze dirigenziali, spesso avallate dalla politica, che hanno prodotto danni rilevanti alle casse comunali. In alcuni settori si sono formate vere e proprie consorterie tra pubblico e privato, il cui sradicamento richiederebbe non un semplice ricambio dirigenziale, ma una profonda riorganizzazione dell’organigramma.

Emblematico il caso della struttura di piazza San Josemaría Escrivá, finanziata con fondi pubblici, nata come Centro per l’Impiego e poi destinata al Giudice di Pace, senza che fossero stati completati gli espropri. A seguito di una sentenza, i legittimi proprietari dei terreni hanno riottenuto i due terzi dell’immobile, con la possibilità di rivalersi sui costi di costruzione mai richiesti. Dimenticanza, dolo o malafede?

In queste ore si leggono critiche alle decisioni dei Commissari sul Giudice di Pace, spesso da parte di chi non conosce il percorso storico della città. Marano è sempre stata sede di Giustizia e tale deve rimanere, se si vuole avviare un cambiamento reale. Siamo arrivati al fondo: più di così non si può scendere.

A mio avviso, la decisione dei Commissari è stata oculata, ponderata e prospettica, ancorata allo Stato di diritto, demandando al Ministero la valutazione finale affinché la struttura possa diventare sede ministeriale. Una scelta che evita il rischio di ulteriore degrado e ostacola l’ennesima sottrazione di presidi istituzionali a un territorio già profondamente segnato (cinque scioglimenti per infiltrazioni camorristiche).

Invocare più Stato significa non abbandonare comunità come la nostra e accompagnare la richiesta di legalità con strumenti concreti: beni materiali e immateriali, anche attraverso una legge speciale, perché quello di Marano è innanzitutto un problema sociale.

Con lo stesso spirito costruttivo, mi permetto di invitare i Commissari a verificare eventuali abusi da parte di Municipia, ente riscossore dei tributi comunali. In particolare per TOSAP, occupazione suolo e passi carrabili, sono state recapitate cartelle errate e riferite ad annualità non dovute, oltre i limiti temporali previsti, costringendo numerosi cittadini a lunghe file presso gli uffici di corso Umberto. A fronte delle criticità riscontrate, un richiamo o una revisione dell’incarico appare doverosa.

Il lavoro dei Commissari potrà proseguire efficacemente solo se sarà seguito da un’Amministrazione espressione del meglio della società civile, capace di operare esclusivamente nell’interesse della collettività.

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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