Giugliano, la grande anomalia: Comune sciolto una sola volta per mafia. “Perché la stampa locale dorme e i riflettori non si accendono”

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Giugliano, terza città della regione per numero di abitanti, uno dei territori più estesi e strategici della provincia di Napoli, è stata sciolta per infiltrazioni mafiose una sola volta nella sua storia. Un dato che sorprende – e non poco – se si guarda alla mappa del rischio criminale, alla presenza storica del clan Mallardo e a un tessuto politico-amministrativo che, negli anni, ha mostrato più volte segnali di opacità.

E allora viene da chiedersi: perché Giugliano non viene commissariata più spesso, come avviene invece per altri comuni campani?

Un’anomalia campana

Il confronto con realtà simili è impietoso. Prendiamo ad esempio Marano, comune confinante, più piccolo per popolazione e superficie, ma al centro di diversi scioglimenti per mafia (ben cinque in 30 anni). La differenza non sta tanto nei numeri della criminalità – anche lì presente e radicata – quanto nella pressione mediatica, nella capacità della stampa locale (una in realtà) di fare luce, denunciare, scavare tra le pieghe degli atti e delle delibere.

A Giugliano, al contrario, l’informazione locale è spesso silente, dormiente, vicina alla politica ed è spesso incapace o non interessata a indagare a fondo sui centri di potere. I rapporti tra politica, imprenditoria e criminalità non vengono quasi mai messi sotto la lente, e quando emergono problemi, tutto viene presto archiviato, dimenticato, normalizzato.

La politica consociativa e il silenzio generale

A ciò si aggiunge una politica consociativa, poco incline alla denuncia, alzata di scudi o anche solo alla trasparenza. A Giugliano, chi governa – o ha governato – raramente viene incalzato da opposizioni forti o da movimenti civici capaci di stimolare la partecipazione e la vigilanza. Le maglie si allargano, i controlli si annacquano e le storture finiscono per passare inosservate. Il sistema si regge sull’opacità.

Eppure, Giugliano è da commissariare oggi come ieri. Nonostante le nuove elezioni, nonostante il nuovo sindaco, nonostante i tentativi di voltare pagina. Le ombre non sono scomparse. L’arrivo della commissione d’accesso, mesi fa, ha confermato che le attenzioni del Ministero dell’Interno non sono del tutto sopite. Ma basterà?

Piantedosi cosa farà?

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tra le mani una decisione delicata: procedere o no allo scioglimento. Gli atti della commissione sono al vaglio del Viminale. Le relazioni parlano di gestione opaca, affidamenti dubbi, relazioni potenzialmente pericolose con ambienti vicini alla criminalità.

Sciogliere Giugliano sarebbe un atto di rottura, un messaggio forte in un contesto dove troppi si sentono intoccabili. Ma sarebbe anche un segnale di equità, dopo anni in cui altri comuni, magari più “mediaticamente esposti”, sono stati puniti.

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