Piantedosi, due pesi e due misure: rigore sulla sicurezza, clemenza verso la politica. Salva i Comuni a rischio scioglimento per mafia, ma se non crede nella legge la cambi subito

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Matteo Piantedosi
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Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è distinto, fin dal suo insediamento, per una linea di rigore e fermezza in materia di sicurezza e immigrazione. Un’impronta che ha trovato largo consenso in alcuni settori dell’opinione pubblica e del governo, specie per l’approccio intransigente verso sbarchi, ordine pubblico e gestione del territorio. Ma su altri fronti – in particolare quello degli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni mafiose – la linea si fa più opaca, più cauta. E forse troppo.

Negli ultimi mesi, due casi simbolici hanno fatto discutere: Bari e Pomigliano d’Arco. In entrambi i casi, le commissioni prefettizie avevano tracciato scenari preoccupanti, con elementi che, secondo la prassi degli ultimi decenni, avrebbero potuto portare allo scioglimento delle amministrazioni. Ma Piantedosi ha scelto un’altra strada: non sciogliere. Una decisione legittima, certo – il ministro ha il potere di decidere – ma che pone interrogativi sull’efficacia e sull’imparzialità dell’applicazione della normativa antimafia.

Lo strumento dello scioglimento dei comuni, previsto dal Testo Unico degli Enti Locali (articolo 143), è da sempre controverso, ma resta uno degli strumenti più forti a disposizione dello Stato per spezzare legami tra istituzioni e criminalità organizzata. Piantedosi, in diverse dichiarazioni, ha lasciato intendere una certa perplessità verso questo istituto. E si vede. Ma se la legge esiste, va applicata. In caso contrario, è compito del legislatore modificarla, non del ministro svuotarla dall’interno.

Questa asimmetria di trattamento – pugno di ferro su migranti e ordine pubblico, mano morbida con le amministrazioni politiche – rischia di minare la percezione di equità dell’azione del Viminale. Ai cittadini si chiede rigore assoluto; alla politica, al contrario, viene offerto il beneficio del dubbio, della continuità, della salvaguardia a tutti i costi.

Una riflessione sul profilo di Piantedosi è dunque opportuna. Non si mette in discussione la sua competenza tecnica, né la conoscenza della macchina dello Stato. Ma si può legittimamente domandare se, in una fase così delicata per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sia ancora il ministro giusto.

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