È ora all’esame della Procura della Repubblica di Napoli il conflitto giuridico in corso tra lo storico ristorante stellato Palazzo Petrucci e il celebre stabilimento balneare Bagno Elena, entrambi affacciati sulla suggestiva spiaggia di Posillipo, all’altezza di Palazzo Donn’Anna.
Al centro della contesa vi è l’occupazione dell’arenile che Palazzo Petrucci intende trasformare in lido privato. Lo scorso giugno il Tar della Campania aveva accolto il ricorso presentato dalla società Even More, che gestisce il ristorante, annullando la proroga della concessione demaniale rilasciata all’Autorità Portuale in favore del Bagno Elena. La decisione è stata poi confermata dal Consiglio di Stato, che ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da quest’ultimo.
Nonostante le pronunce dei giudici amministrativi, la società Bagno Elena Srl, guidata da Antonella e Mario Morra, ha finora liberato solo la parte di spiaggia direttamente antistante Palazzo Petrucci, continuando a occupare e gestire il resto dell’area oggetto della concessione annullata. Secondo la tesi sostenuta dai Morra, la sentenza del Consiglio di Stato riguarderebbe esclusivamente il tratto rivendicato da Even More e non l’intero litorale.
In risposta, i legali di Palazzo Petrucci, rappresentato da Rita Panico e facente capo all’imprenditore Edoardo Trotta, hanno depositato in Procura un esposto formale, affidato all’avvocato Marco Campora. Nella denuncia si chiede il sequestro immediato della porzione di arenile ancora gestita dal Bagno Elena, ritenendo che l’occupazione avvenga in violazione delle disposizioni del Tar e del Consiglio di Stato.
Il documento riepiloga le fasi della controversia legale e sottolinea come l’Autorità Portuale sia stata oggetto di due diffide da parte di Even More, affinché si proceda con lo sgombero dell’area demaniale. “Ad oggi — si legge nell’esposto — il lido continua incredibilmente a operare, nonostante le chiare disposizioni dei tribunali amministrativi”. Secondo la tesi dei ricorrenti, si configurerebbero reati quali occupazione abusiva di suolo pubblico e violazione dei limiti di proprietà privata. Si richiede inoltre alla magistratura di valutare la possibile sussistenza del reato previsto dall’articolo 388 del Codice Penale: inosservanza dolosa di un provvedimento giudiziario.
La richiesta di sequestro ha l’obiettivo, si legge ancora nell’esposto, di impedire il protrarsi dell’illecito e consentire l’indizione di una nuova gara pubblica per l’assegnazione del tratto di costa, come previsto dalla normativa in materia.
Interpellato nei giorni scorsi dal Corriere del Mezzogiorno, Mario Morra ha ribadito la propria convinzione che la sentenza imponga lo sgombero solo della fascia di spiaggia prospiciente Palazzo Petrucci, non dell’intero tratto in concessione. Tuttavia, la porzione liberata è già diventata spiaggia libera, sebbene non sia stato aumentato il numero di ingressi autorizzati dal Comune e dall’Autorità Portuale: restano 60 gli accessi giornalieri consentiti, equamente divisi tra i varchi del Bagno Elena e del lido Ideal.
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