L’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti sta generando forti tensioni geopolitiche e gravi ripercussioni economiche. Gli scontri, cominciati a metà giugno con bombardamenti incrociati, mettono in pericolo la stabilità del Medio Oriente e minacciano i corridoi energetici globali, in particolare lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 30% del petrolio mondiale. L’Italia, fortemente dipendente dall’import energetico, rischia conseguenze dirette: secondo FederPetroli, una chiusura dello Stretto potrebbe ridurre drasticamente le forniture di greggio verso l’Europa, causando un’impennata dei prezzi. Il petrolio Brent ha già superato quota 80 dollari al barile, con un possibile effetto domino sui prezzi della benzina, che potrebbero arrivare a 3 euro al litro. Il governo Meloni ha espresso solidarietà a Israele, intensificando al contempo le misure di sicurezza interna: rafforzati i controlli su porti, infrastrutture energetiche, piattaforme ENI, rotte commerciali e comunità sensibili, come quella ebraica. Sul fronte diplomatico, Roma cerca di mediare tra gli alleati per evitare una guerra su vasta scala. Parallelamente, il governo ha accelerato accordi energetici con paesi terzi come gli Emirati Arabi Uniti per diversificare le fonti e ridurre la dipendenza estera. Allo studio anche misure economiche per contenere l’impatto dell’aumento dei carburanti e dell’inflazione sui cittadini. L’Italia si trova così esposta in prima linea tra scenari di crisi internazionale e tutela degli interessi strategici nazionali.
Crisi Iran-Israele-USA: i rischi per l’Italia tra sicurezza, energia e caro-benzina
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