Il cugino del boss Polverino. “Da anni ho tagliato i ponti con Marano e la mia famiglia, ma il fisco mi perseguita”

0
Condividi
30.268 Visite

“Ho tagliato i ponti con la mia famiglia tanti anni fa, quando decisi di trasferirmi in provincia di Latina e rifarmi una vita. Da allora, però, le mie disavventure non sono terminate: da anni, infatti, ricevo cartelle esattoriali per una vecchia attività commerciale che gestivo a Marano. Una macelleria che fu prima sequestrata e poi confiscata”. Benedetto Polverino, 50 anni, è il cugino del super boss Giuseppe, meglio noto come ‘o Barone, uno dei camorristi più influenti degli ultimi decenni e re indiscusso del traffico internazionale di hashish. Si ritiene vittima di una palese ingiustizia l’uomo che nel 2006, dopo alcune disavventure giudiziarie, decise di lasciare Marano, la sua città d’origine, con il desiderio di lasciarsi alle spalle un ambiente lavorativo e familiare che non era tagliato per lui.

“Nel 1991, poco più che ragazzo – spiega Benedetto Polverino – decisi di avviare un’attività commerciale, una macelleria, e ciò comportò l’apertura di una partita Iva. Dopo pochi anni mio padre Crescenzo, in accordo con i miei fratelli maggiori, decise di aprire un’altra macelleria ma nello stesso stabile in cui c’era anche la mia. Di fatto fu un ampliamento e io, a malincuore, dovetti cedere la partita Iva che avevo acceso per la neonata attività. A quei tempi, nella mia famiglia, non era nemmeno ipotizzabile poter contestare le decisioni di mio padre. In quella nuova macelleria, tuttavia, ci ho messo piede poche volte, perché ero in disaccordo con i miei familiari e non mi sono mai interessato a quell’affare”.

Le grane giudiziarie arrivano qualche anno dopo, nel 1997, quando Benedetto fu arrestato, assieme a molte altre persone, perché ritenuto socio occulto del “Barone”. “Mi arrestarono e trascorsi 101 giorni in carcere. In carcere da innocente, come sancito dalle successive sentenze. Uscito dalla prigione, caddi in uno stato di profonda depressione – racconta ancora il 50 enne – e maturai l’idea di trasferirmi in un’altra regione. Il mio cognome mi perseguitava e io non ne potevo più. Volevo solo rifarmi una vita e ci riuscii, seppur con molte difficoltà per i torti che continuavo a subire dai miei fratelli che non avevano gradito la mia partenza. Mi sono sposato e ho una figlia di 17 anni, ma la mia vita è ancora segnata dalle vicissitudini del passato e per fatti di cui non sono in alcun modo responsabile”.

La macelleria di Benedetto, nonostante le sentenze di assoluzione, fu sequestrata e poi confiscata nel 2013. A gestirla, per molti anni, furono almeno un paio di curatori giudiziari. Il fisco, però, non ne ha mai tenuto conto e da anni Polverino continua a ricevere cartelle esattoriali per importi molto alti. “Mi hanno notificato – aggiunge Benedetto – anche un fermo amministrativo all’auto e trascritto un’ipoteca su un locale di Marano, di mia proprietà, grazie al quale traggo sostentamento per la mia famiglia. Ho denunciato i fatti alla Guardia di Finanza. I militari mi hanno spiegato che la partita Iva era aperta fino a due anni fa. Ma tutto ciò è assurdo: la ditta era gestita da curatori giudiziari e io non ho percepito alcun reddito. Cosa c’è sotto questa storia? – si chiede Benedetto – Vorrei trascorrere gli ultimi anni della mia vita in serenità,accanto a mia moglie e a mia figlia. Ho problemi di salute e vorrei che qualcuno mi aiutasse a venirne fuori. Mi sembra di vivere un incubo”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti