Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Giuseppe Visone, interviene sul caso che ha coinvolto Sigfrido Ranucci e Sandro Lavitola e, in un’intervista pubblicata da Il Riformista, critica duramente l’atteggiamento assunto da una parte della magistratura italiana.
Al centro del confronto c’è innanzitutto la standing ovation tributata a Ranucci nell’Aula magna dell’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati, dopo che il conduttore di Report aveva ricordato di avere oltre 200 querele a suo carico.
Per Visone, si tratta di un episodio che avrebbe dovuto indurre la magistratura a interrogarsi sulle conseguenze di un simile gesto. «Bisognerebbe chiedersi come possano e debbano sentirsi i 200 querelanti osservando un’aula traboccante di magistrati accogliere come una star il soggetto da loro denunciato», afferma il magistrato, secondo quanto riportato da Il Riformista. Un’immagine che, a suo giudizio, «non aiuta certamente a ristabilire un clima di fiducia sull’operato della magistratura».
Lo scontro dopo il referendum
L’intervista affronta poi il clima interno alla magistratura dopo il referendum sulla riforma della giustizia. Visone sostiene che la vittoria del No avrebbe rafforzato una tendenza «autoreferenziale» già presente in una parte della magistratura.
Secondo il magistrato, esisterebbe infatti una componente che si considera «depositaria della verità ed unico custode dei valori e dei principi costituzionali», arrivando a considerare quasi come «eretici» coloro che hanno sostenuto le ragioni del Sì.
Un atteggiamento che Visone definisce pericoloso e, sotto questo profilo, anche «antidemocratico». Particolarmente significativo sarebbe, a suo avviso, il fatto che siano state avanzate ipotesi di esclusione dall’Anm nei confronti di magistrati schieratisi per il Sì.
L’invito a Ranucci e il ruolo dell’Anm
Visone interviene anche sulle modalità con cui Ranucci sarebbe stato invitato all’assemblea dell’Anm. Secondo quanto riferito nell’intervista, l’allora presidente dell’associazione, Cesare Parodi, non sarebbe stato informato dell’invito.
Per Visone, si tratterebbe già di «un fatto grave». Il magistrato attribuisce la scelta alla cosiddetta «sinistra giudiziaria», sostenendo che l’episodio sarebbe stato utilizzato anche sul piano politico e referendario, secondo una logica del «qualunque cosa pur di vincere».
Una lettura molto dura, che lo stesso Visone presenta come una propria valutazione sull’accaduto e sulle dinamiche interne alla magistratura.
«Un grave danno di immagine»
Nell’intervista viene poi richiamato anche l’attentato subito da Ranucci e il successivo dibattito sulla sua sicurezza e sulla sua esposizione pubblica.
Visone sostiene che la vicenda, insieme alla standing ovation ricevuta nell’assemblea dell’Anm, avrebbe prodotto un effetto negativo sull’immagine dell’associazione e della magistratura. «La standing ovation ha esposto l’Anm, e con essa i magistrati che rappresenta, a un grave danno di immagine e di credibilità», dichiara.
Il magistrato critica inoltre il successivo intervento pubblico di Ranucci, ritenendo inopportuno il paragone con figure simbolo della lotta alla mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Da qui l’appello finale alla componente che Visone definisce «magistratura moderata»: reagire e ribadire, a suo giudizio, «l’assoluta inopportunità di contiguità di questo tipo».
L’intervento di Visone, così come riportato da Il Riformista, si inserisce dunque in un confronto sempre più acceso sul ruolo dell’Anm, sulla politicizzazione del dibattito interno alla magistratura e sul rapporto tra magistrati, informazione e opinione pubblica.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

























