Risarcimento di oltre 468 mila euro ai familiari del militare napoletano ucciso dall’esposizione all’amianto dopo quasi quarant’anni di servizio.
Bonanni (ONA): «Troppi servitori dello Stato continuano a morire per un nemico invisibile».
30 luglio 2026 – Era napoletano e aveva dedicato la propria vita al servizio dello Stato, quasi quarant’anni in Aeronautica Militare lavorando ogni giorno a contatto con velivoli e componenti che all’epoca contenevano amianto. Anni dopo è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, una delle patologie più gravi provocate dall’esposizione alle fibre di asbesto. Oggi, a distanza di oltre dieci anni dalla scoperta della malattia e undici dalla sua morte, il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, condannandolo a risarcire la famiglia con oltre 468 mila euro, oltre rivalutazione e interessi.
La sentenza, pubblicata il 28 luglio 2026, riguarda il maresciallo C.M., motorista e tecnico manutentore dell’Aeronautica Militare, che ha prestato servizio in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise. Secondo il Tribunale, proprio quell’attività lavorativa ha determinato l’esposizione all’amianto che ha causato il mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2013 e il successivo decesso, avvenuto nel luglio 2015. Nelle motivazioni, il giudice del Tribunale di Napoli, nel riconoscere il diritto al risarcimento della vedova e dei due figli, mette nero su bianco un principio che fa giurisprudenza: la lunga sofferenza vissuta dai familiari comincia ben prima della morte, dal lungo percorso della malattia segnato da cure e ricoveri, quando sono costretti ad assistere giorno dopo giorno al progressivo peggioramento e aggravamento delle condizioni di salute del proprio caro. Il Tribunale ha inoltre respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari e che il termine per agire non decorresse dalla diagnosi della malattia o dal decesso del maresciallo, ma dal momento in cui hanno acquisito la piena consapevolezza del nesso tra il mesotelioma e l’esposizione all’amianto durante il servizio, successivamente riconosciuto anche con il conferimento dello status di Vittima del Dovere.
Il Tribunale ha inoltre respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Amministrazione, che aveva già riconosciuto il maresciallo Vittima del Dovere per la patologia contratta durante il servizio, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari dopo il riconoscimento ufficiale del nesso tra la malattia e l’attività svolta nell’Aeronautica Militare.
«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro. L’amianto ha continuato a colpire uomini che hanno dedicato la propria esistenza alle istituzioni e le cui famiglie sono state costrette ad affrontare anni di sofferenza e lunghi percorsi giudiziari per ottenere giustizia. È un fuoco amico che continua a lasciare ferite profonde e che impone di non abbassare mai l’attenzione sulla tutela della salute di chi serve il Paese», sottolinea l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante. È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio», aggiunge Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica Militare, componente del Direttivo nazionale dell’ONA e vittima dell’amianto.
L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it
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