Pozzuoli, capitale creativa della fragilità

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Il dossier di candidatura a capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 della città dei Campi Flegrei per il proprio sviluppo culturale, sociale ed economico. Attraverso il dispositivo che ha funzionato per millenni: l’arte, ma stavolta di ricerca.

POZZUOLI – Arte pubblica diffusa, art thinking innestato nel tessuto sociale, artigianale, commerciale e produttivo, cammini d’autore tra i quartieri e residenze di artisti, in un dialogo costante con le persone e con la scienza che studia il singolare fenomeno del bradisismo. Questo, in sintesi, l’articolato programma, intitolato La Città delle Fragilità creative, con il quale il sindaco Luigi Manzoni e la sua Giunta candidano Pozzuoli a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

Dopo la felice esperienza di Panorama del settembre 2025, il progetto espositivo diffuso promosso dal consorzio di gallerie Italics, Pozzuoli guarda di nuovo all’arte contemporanea con un’iniziativa che intende essere un motore di sviluppo culturale, sociale ed economico, in un patto di ricucitura aggiornata tra i cittadini, il territorio e le imprese. Il progetto, da un’idea del Sindaco, di Paolo Lubrano e di Alfonso Artiaco, storico gallerista e grande animatore del territorio, è partito da un ascolto strutturato delle persone – soggetto culturale primo e non semplice spettatore – per puntare alla creazione di un museo vivo ed evolutivo che dialoga con la comunità di Pozzuoli, dove l’arte non intrattiene, ma trattiene e chiede, a chi guarda, di fermarsi, di lasciarsi coinvolgere e accettare il cambiamento, di farne parte.

Le linee generali e strategiche del progetto sono state presentate da Paolo Lubrano e Francesco Cascino in Comune lo scorso 8 Giugno a Pozzuoli, durante un convegno su Art Bonus e iniziative come la Capitale dell’Arte Contemporanea quali terreni di coltura dello sviluppo territoriale, dove tra i Relatori c’era Pierpaolo Forte, Presidente del Comitato tecnico scientifico del Dossier stesso.

La candidatura al Bando del Ministero della Cultura si inserisce in un percorso già avviato, destinato a durare ben oltre il 2028, dando vita al Festival delle Fragilità creative e al Patto delle Città fragili, una rete tra territori che condividono problematiche simili.

Per Paolo Lubrano, Direttore generale e coordinatore strategico del dossier, “da oltre duemila anni Pozzuoli vive sul confine tra terra e fuoco. È una delle rarissime città al mondo in cui ottantamila persone convivono ogni giorno con una caldera attiva, trasformando una condizione di apparente fragilità in una straordinaria forma di resilienza e intelligenza collettiva. Qui il cambiamento nasce dalla volontà di una comunità che affronta l’incertezza con coraggio e creatività. La candidatura è il racconto di un percorso già avviato, capace di lasciare opere, competenze e relazioni ben oltre il 2028”.

Gli fa eco Francesco Cascino, Direttore artistico curatoriale, art consultant ed esperto di progettazione culturale, presidente di  Art thinking project: “La fragilità non è una debolezza da nascondere, è la materia di cui siamo fatti. Qui la terra trema da duemila anni e la gente ha imparato a chiamarlo respirare. Agli artisti chiediamo di far emergere ogni ferita e darci la versione poetica delle possibili interpretazioni: non per renderle belle, ma per ricordarci che siamo vivi e intelligenti”.

Sul piano del racconto interviene il regista Luigi Pingitore, responsabile della narrazione: “Raccontare Pozzuoli significa restituirle la parola. Non un fondale per le opere, ma il primo soggetto del racconto: una città che si guarda allo specchio del proprio sottosuolo e decide come dirsi al mondo”.

Il bando del Ministero della Cultura fissa al 15 giugno prossimo il termine per la presentazione delle candidature; la città vincitrice sarà proclamata dopo l’estate, entro il 30 ottobre. Con la Città delle Fragilità creative Pozzuoli ci crede.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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