La vicenda dei così detti «certificati anti-rimpatrio», che alcuni medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna avrebbero emesso per evitare che decine di migranti clandestini finissero, come la legge aveva stabilito, trattenuti in uno dei Cpr italiani in attesa di essere espulsi, hanno dato vita ad un acceso dibattito pubblico e politico. Nonché ad un processo tutt’ora in corso, ancora senza alcuna sentenza di condanna definitiva ma con diverse misure cautelari di sospensione dalla professione già eseguite per otto professionisti. Oltre a ciò, però, la dinamica che si è innescata – per raggiungere un fine che secondo l’accusa sarebbe andato al di là dello stretto ambito professionale medico e della salute, sconfinando in quello per così dire «ideologico» – ha generato ben altre, e persino più odiose, conseguenze; non ultime quelle, assai negative, sulla sicurezza pubblica. Già, perché dei 34 stranieri (sui 64 totali attenzionati dalla Procura di Ravenna) raggiunti da decreti di espulsione che avrebbero beneficiato di questa “particolare” forma di certificati di inidoneità ai Cpr , una volta “liberi” e tornati in strada, avrebbero commesso diversi e numerosi reati, accumulando denunce e arresti per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, spaccio e chi più ne ha più ne metta. I casi di cui Il Tempo è venuto a conoscenza e che oggi racconta sono almeno sette – molto probabilmente solo una parte del totale – tutti in qualche modo esemplificativi di come quel certo modus operandi avrebbe scatenato effetti nefasti a più livelli, poi riverberatisi fatalmente sulla collettività e sulla sicurezza dei cittadini. E questo al netto delle possibili e presunte finalità «etiche» come le hanno definite alcuni medici nelle intercettazioni acquisite – sottostanti: come si dice, di buone intenzioni l’inferno ne è lastricato, e l’eterogenesi dei fini è sempre dietro l’angolo, specie in faccende complesse e delicate come questa.
Certificati falsi per evitare il rimpatrio ai clandestini: medici nella bufera e sotto indagine. I migranti sorpresi a rubare e spacciare
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