Un dossier inviato a nove Prefetture italiane riaccende i riflettori sul presunto sistema di traffico illecito di rifiuti emerso dall’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Bari il 12 maggio 2026, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia barese. A trasmettere la nota è stata l’Associazione “Rosario Livatino”, attiva nella lotta alle mafie, alle illegalità e nella tutela dell’ambiente, che ha indirizzato la segnalazione ai Prefetti di Napoli, Roma, Salerno, Caserta, Foggia, Benevento, Brindisi, Latina e Campobasso, chiedendo di valutare eventuali iniziative sul piano della prevenzione antimafia amministrativa ai sensi degli articoli 84, 89-bis e 91 del D.Lgs. 159/2011.
Nella lunga relazione vengono richiamati diversi passaggi dell’ordinanza giudiziaria della DDA di Bari, nella quale si ipotizza l’esistenza di “un vero e proprio sodalizio criminale con base operativa a Cerignola”, dedito al traffico illecito di rifiuti, con un giro d’affari illecito stimato in oltre tre milioni di euro e lo smaltimento abusivo di oltre 3mila tonnellate di rifiuti. L’associazione richiama inoltre l’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa e del Consiglio di Stato secondo cui il reato di traffico organizzato di rifiuti, oggi previsto dall’art. 452-quaterdecies del codice penale, rappresenta un “reato-spia” idoneo a giustificare misure interdittive antimafia anche in assenza di una condanna definitiva.
Particolarmente delicati alcuni passaggi riportati dalla stessa ordinanza. Secondo quanto richiamato nella nota, le indagini avrebbero documentato operazioni di carico presso impianti autorizzati e successivi smaltimenti illeciti in siti individuati dagli investigatori come luoghi abitualmente utilizzati dal gruppo per l’abbandono indiscriminato dei rifiuti. Tra le società menzionate nella relazione figurano aziende con sedi in Campania, Lazio, Puglia e Molise. Tra queste vengono indicate la “Desi Group S.r.l.” di Sant’Anastasia, la “Metalplast S.U.R.L.” di Sparanise, la “Eco Energy S.r.l.” di Airola, la “Ricicla Campania S.r.l.” di San Giuseppe Vesuviano, oltre ad altre società operanti nei settori del recupero, trattamento e trasporto dei rifiuti.
L’associazione sottolinea come la finalità della segnalazione sia quella di fornire “elementi indiziari” alle Autorità statali per le valutazioni di competenza, richiamando anche la possibilità per le Prefetture di estendere verifiche e approfondimenti amministrativi sulle autorizzazioni e sulle attività soggette a SCIA. La vicenda rischia ora di produrre effetti anche sul piano amministrativo e autorizzatorio, oltre che su quello strettamente penale, soprattutto per le aziende operanti nel delicatissimo comparto ambientale e della gestione dei rifiuti, storicamente considerato tra i più esposti ai tentativi di infiltrazione criminale.
© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews



























