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Cresce la preoccupazione in Campania per l’aumento dei casi di Epatite A: da fine gennaio si contano circa 180 contagi, con un vero e proprio boom nelle province di Napoli e Caserta.
Secondo gli esperti, il picco sarebbe legato soprattutto al consumo di molluschi crudi o poco cotti — come cozze, vongole e ostriche — molto diffuso durante le festività natalizie e il Carnevale. Una possibile partita contaminata di mitili potrebbe aver innescato la diffusione, in un contesto in cui oggi molte persone non sono più immunizzate come in passato.
L’epicentro dell’emergenza è negli ospedali napoletani: all’Ospedale Cotugno si contano circa 50 ricoverati, con nuovi casi registrati ogni giorno. I sintomi più frequenti sono febbre, ittero, nausea, stanchezza e urine scure. Preoccupa soprattutto l’incidenza fino a 10 volte superiore alla media degli ultimi anni, con forme più severe tra i 35 e i 45 anni.
La risposta sanitaria è già in atto: controlli sulla filiera alimentare, monitoraggi nelle Asl, ordinanze comunali per limitare la vendita di frutti di mare crudi e allerta a medici e scuole. Misure restrittive sono state adottate anche in altre province, con casi segnalati a Salerno, Avellino e Benevento, seppur in numeri più contenuti.
Gli esperti invitano alla prudenza: fondamentale evitare il consumo di molluschi crudi, prestare attenzione ai sintomi e, nei casi a rischio, ricorrere alla vaccinazione. Il lungo periodo di incubazione del virus — fino a 50 giorni — rende infatti difficile tracciare i contagi e aumenta il rischio di diffusione silenziosa.
L’allarme resta alto: l’obiettivo è fermare subito la catena dei contagi prima che l’emergenza si allarghi ulteriormente.

