Cuore nel ghiaccio, sala operatoria nel caos, le liti con i medici austriaci: i minuti che hanno segnato il destino di Domenico

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CRO OSPEDALE MONALDI(NEWFOTOSUD)
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Secondo quanto riferito da diversi testimoni dell’équipe, l’espianto del cuore malato del piccolo Domenico Caliendo sarebbe iniziato e terminato prima che il nuovo organo arrivasse in sala operatoria. Un anticipo stimato tra i 4 e i 14 minuti, circostanza che ha spinto il legale della famiglia a ipotizzare il reato di falso in relazione agli orari riportati in cartella clinica. La vicenda è al centro di un’indagine della Procura di Napoli che coinvolge sette medici dell’Ospedale Monaldi.

Le testimonianze in sala operatoria

Dalle dichiarazioni raccolte emerge un problema di comunicazione tra i sanitari. Un’infermiera ha raccontato che, mentre si annunciava l’imminente arrivo dell’organo proveniente da Bolzano, il chirurgo Guido Oppido avrebbe proceduto al clampaggio dell’aorta — passaggio che interrompe il flusso sanguigno — quando l’équipe incaricata del trasporto non era ancora presente in sala.

Poco dopo sarebbe arrivato il contenitore con il cuore destinato al trapianto, ma all’apertura si sarebbe scoperto che l’organo era racchiuso in un blocco compatto di ghiaccio, impossibile da estrarre subito. Servirono circa venti minuti e l’uso di acqua a diverse temperature per liberarlo. Secondo i racconti, il cuore risultava ancora congelato anche all’interno delle tre buste protettive e si tentò di scongelarlo con acqua calda. In quel frangente, tra tensione e concitazione, qualcuno avrebbe esclamato in dialetto che il cuore del bambino era già stato rimosso.

Alcuni messaggi scambiati nelle ore successive tra infermieri e caposala descrivono il clima drammatico, con giudizi molto duri sull’accaduto e la convinzione che l’intervento fosse ormai compromesso. Lo stesso Oppido avrebbe ammesso che l’organo, ridotto a «una pietra di ghiaccio», non avrebbe potuto riprendere a battere.

Dopo l’intervento e le riunioni interne

Nei giorni successivi, mentre il caso diventava di dominio pubblico, si sarebbero tenute riunioni interne per chiarire gli orari del clampaggio. Una testimone riferisce di tensioni durante uno di questi incontri, in cui si discuteva della discrepanza tra l’orario annotato (14:18) e una telefonata avvenuta pochi minuti dopo, quando il cuore risultava ancora fuori dall’ospedale. Secondo la stessa testimonianza, il chirurgo avrebbe invitato l’équipe a mantenere la calma in vista degli interrogatori.

Il passaggio a Bolzano

Ulteriori elementi riguardano la fase di preparazione e trasporto dell’organo dall’Ospedale San Maurizio. Personale sanitario locale ha riferito che furono i medici napoletani a chiedere ulteriore ghiaccio. Un operatore avrebbe versato ghiaccio secco nella borsa frigo, notando il fumo freddo tipico del materiale; alla richiesta di conferma, la dottoressa presente avrebbe indicato di posizionarlo sotto e ai lati del contenitore di plastica.

La difesa della dottoressa Gabriella Farina, tramite i propri legali, ha precisato che nessuna ricostruzione può essere considerata definitiva in questa fase delle indagini.

Il caso resta aperto e punta a chiarire responsabilità e passaggi decisivi di una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.

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