Per comprendere e raccontare la Napoli contemporanea – capitale del Mezzogiorno – occorre partire dalla sua storia, dagli antichi splendori che la resero, ai tempi del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, una potenza europea al pari delle altre. Ma per capire davvero Napoli bisogna guardare dal basso, dalle sue periferie, dalle realtà locali affacciate sul mare o immerse nell’entroterra.
Le radici storiche di Marano
Tra queste realtà vi è Marano di Napoli, un tempo piccola comunità rurale situata a nord di Napoli, in posizione semicollinare e salubre. Diversa dagli antichi territori paludosi poi bonificati e trasformati nella Campania Felix, Marano rappresentava una naturale via di transito tra Neapolis, Cuma e Roma imperiale.
La sua fertilità e posizione strategica favorirono la nascita di attività agricole e artigianali fiorenti: produzione di legname (come quello della selva delle Vaccelle per la costruzione di cesti), coltivazioni di ciliegie e piselli, allevamento e commercio. La presenza di ordini religiosi ne fece anche luogo di culto e centro di aggregazione spirituale e produttiva.
Storicamente, il territorio di Marano era molto esteso: comprendeva quasi metà della circonferenza della collina dei Camaldoli e includeva l’attuale Quarto, un tempo sua frazione. Confinava con Napoli, con Pozzuoli e con l’area flegrea-giuglianese.
Dal ruolo centrale al progressivo ridimensionamento
Con l’Unità d’Italia, Marano divenne sede di Pretura, carcere mandamentale e successivamente di Tribunale. Oggi ha perso anche il Giudice di Pace. Un tempo servita dalla ferrovia Alifana e dal tram, oggi è priva di una circumvallazione veloce. Il centro storico, segnato da un’urbanizzazione disordinata e priva di regole, è diventato invivibile, trasformando la città in una “città dormitorio”.
Le frazioni di San Rocco, San Marco e Castel Belvedere condividono criticità simili: edilizia spontanea, strade dissestate, servizi carenti. Emblematica è la “casina di caccia” borbonica di Castel Belvedere, oggi ridotta a masseria abbandonata. Le principali arterie di collegamento verso Napoli, Lago Patria e l’area flegrea sono rimaste sostanzialmente invariate dall’epoca borbonica.
Degrado amministrativo e infiltrazioni
Negli anni, inefficienza burocratica, carenza di personale qualificato e scarsità di fondi hanno indebolito la macchina comunale. In alcuni settori si è giunti a situazioni limite. Le ripetute gestioni commissariali, pur necessarie, hanno solo congelato criticità strutturali.
Marano ha subito cinque scioglimenti del Consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche: una ferita profonda che richiede interventi straordinari. Per questo, si propone l’attuazione di una Legge Speciale che consenta un reale e duraturo cambiamento.
Ripartire dalle risorse del territorio
Eppure, il territorio conserva potenzialità straordinarie: il Ciaurro, l’Eremo di Pietraspaccata, il bosco dei Camaldoli, la casina di caccia borbonica, i conventi e le chiese con le loro feste tradizionali – San Castrese, Sant’Anna, Spirito Santo, Madonna di Vallesana.
La valorizzazione di questi luoghi, insieme a un rilancio urbanistico e infrastrutturale, rappresenta un passaggio obbligato per restituire vivibilità e dignità alla città.
Non basta l’associazionismo episodico: servono mobilitazione generale, collaborazione tra Chiesa, commercianti, artigiani, imprenditori e società civile. Il localismo deve diventare leva di sviluppo, non ostacolo.
Una visione più ampia: Napoli, il Mezzogiorno, l’Europa
La riflessione si inserisce in un contesto più ampio. Mario Draghi ha più volte sottolineato la necessità di rafforzare l’integrazione europea, trasformando l’Europa in una vera unione politica capace di incidere nei nuovi equilibri globali.
In questo scenario, l’Italia – e in particolare Napoli e il Mezzogiorno – possono diventare hub strategico tra Mediterraneo, Atlantico e Indo-Pacifico, offrendo infrastrutture logistiche avanzate e accesso privilegiato ai mercati europei.
Aprire una finestra sul Mediterraneo significa superare la visione ristretta di una Napoli di meno di un milione di abitanti e ragionare in termini di Città Metropolitana di oltre quattro milioni, capace di attrarre, produrre e competere.
Si propone la creazione di una Cittadella della Cultura e del Commercio, da collocare possibilmente nell’area di Bagnoli dopo il risanamento, coinvolgendo l’intera area flegrea-giuglianese.
Priorità assoluta resta la bonifica della Terra dei Fuochi e il completamento delle opere infrastrutturali primarie. Per la sua posizione semicollinare, Marano potrebbe diventare zona ambientale-residenziale strategica tra Napoli e l’area flegrea.
Cultura come antidoto al degrado
In un mondo in cui la finanza prevale sulla produzione e la globalizzazione genera opportunità ma anche rischi, l’unico vero antidoto ai fenomeni delinquenziali è la diffusione della cultura.
Da questa consapevolezza nasce l’impegno dell’associazione “Amici Insieme – Napoli Nord – A.P.S.”, con l’obiettivo di promuovere un partenariato per lo sviluppo socio-economico e occupazionale dell’area flegrea-giuglianese.


























