Iran, migliaia di morti. Dai raid sul nucleare al cambio di regime: quattro opzioni Usa

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“Gli aiuti stanno arrivando. Prendete il controllo delle istituzioni”. L’invito girato all’opposizione iraniana da Donald Trump fa capire che le opzioni d’intervento sono già sul tavolo dello Studio Ovale. E probabilmente non basterà a fermarle neanche l’avvertimento di una Russia che grida al possibile “disastro”. I vertici del Pentagono e dell’intelligence hanno finito di metterle a punto nella giornata di ieri girando alla Casa Bianca un ventaglio di possibili azioni. Da quelle decisamente “forti” invocate dal Presidente a quelle puramente dimostrative studiate per regalare un po’ di speranza ai dimostranti dopo i massacri della scorsa settimana. Alle opzioni s’aggiungono però i problemi. Politici e militari.

A farsi portavoce di quelli politici è il numero due JD Vance sempre attento agli umori di un mondo “maga” memore della promessa trumpiana di evitare le guerre “infinite” in cui si sono impantanati i suoi predecessori. I problemi militari non sono meno seri. Il trasferimento nei Caraibi della portaerei Gerald Ford e della sua squadra navale ha lasciato Washington senza una piattaforma autonoma da cui dirigere l’operazione iraniana. Un problema non da poco. Anche perché le basi in Qatar e in Iraq non sono esenti da problemi. Il primo è quello di essere nel raggio d’azione dei missili iraniani. Un inconveniente già affrontato lo scorso giugno quando le testate degli ayatollah colpirono il Qatar. Senza contare che né l’Emirato, né l’Iraq sembrano entusiasti di seguire gli Usa in questa operazione. Temono infatti un azione non risolutiva che gli lasci alla mercé della Repubblica Islamica. O peggio una decapitazione del regime seguita da un caos capace di destabilizzare l’intera regione.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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