CHIESA E PEDOFILIA, PETIZIONE ON LINE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI MONSIGNOR SPINILLO. IL CASO DON MOTTOLA AD AVERSA E QUALIANO

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Una petizione online che chiede le dimissioni del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, sta raccogliendo adesioni (circa 200 in poche ore) e riaccende una forte polemica nel territorio. A promuoverla è l’avvocato Sergio Cavaliere, che da tempo denuncia la presenza pubblica di don Michele Mottola, sacerdote della diocesi condannato in via definitiva per violenza sessuale su una minore, in celebrazioni ufficiali della Chiesa locale.

Don Mottola, arrestato e condannato per lo stupro di una bambina di 11 anni a Trentola Ducenta, ha ammesso i fatti e scontato la pena inflittagli dalla magistratura ordinaria, ma non è mai stato dimesso dallo stato clericale. Secondo quanto documentato dal legale, il sacerdote avrebbe partecipato, tra ottobre e dicembre 2025, ad almeno tre eventi pubblici di rilievo: l’insediamento di un nuovo parroco al Santuario della Madonna di Casaluce, la festa patronale di San Stefano Protomartire a Qualiano, e la celebrazione in Cattedrale ad Aversa per la chiusura del Giubileo, presieduta dal vescovo Spinillo. Don Mottola sarebbe stato inoltre visto nuovamente a Qualiano anche nei giorni scorsi, circostanza che ha ulteriormente alimentato indignazione e proteste.

Per Cavaliere, la partecipazione pubblica di un sacerdote condannato per abusi, anche in contesti con minori, rappresenta una contraddizione insanabile rispetto ai principi di tutela delle vittime e alla proclamata “tolleranza zero” della Chiesa. La petizione solleva interrogativi sulla pena ecclesiastica effettivamente inflitta, sulla reale portata della “massima vigilanza”, sull’eventuale sostegno economico al sacerdote e sull’assenza di informazioni circa eventuali risarcimenti alla vittima.

La diocesi di Aversa ha replicato con un comunicato ufficiale, affermando che la denuncia partì dalla stessa diocesi e che don Mottola ha espiato le pene sia civili sia canoniche, precisando che egli è soggetto a restrizioni e che le sue presenze pubbliche sarebbero avvenute solo in “eccezionali occasioni”, in una prospettiva di penitenza e redenzione. Una spiegazione che però non ha placato le critiche.

Il caso ha riaperto una ferita profonda nella comunità aversana e rilanciato un dibattito più ampio sul rapporto tra giustizia civile e giustizia ecclesiastica, sul confine tra perdono religioso e responsabilità pubblica e sul significato concreto della vigilanza sui sacerdoti condannati. Intanto la petizione continua a circolare, segnalando un diffuso disagio e una richiesta di trasparenza, chiarezza e scelte nette da parte della gerarchia ecclesiastica.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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