Sono circa 6 milioni gli italiani già contagiati dall’influenza e virus respiratori dall’inizio della stagione e di questi ben 950 mila solo la settimana prima di Natale.
A fotografare quest’Italia allettata e alle prese con termometri e accessi di tosse è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che, attraverso il suo sistema di sorveglianza RespiVirNet fornisce l’aggiornamento epidemiologico settimanale dei casi di influenza e di altre malattie respiratorie acute virali.
Una maggiore capacità di trasmissione, che sta contribuendo a un’ondata epidemica influenzale più consistente e precoce rispetto alle stagioni precedenti è la principale caratteristica della variante K del virus influenzale A(H3N2), ormai dominante. Ma alla maggiore trasmissibilità, rileva l’Istituto Superiore di Sanità, non corrisponde “un aumento nella severità delle manifestazioni cliniche”.
La circolazione della variante K si inserisce in un contesto già complesso, segnato dalla contemporanea presenza di altri virus respiratori e da una popolazione che, negli ultimi anni, ha ridotto l’esposizione naturale ai virus influenzali. «Questi dati suggeriscono che ci stiamo avvicinando al picco dei casi, che verosimilmente verrà toccato nelle prossime settimane prevede Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss – Purtroppo, come segnalato da alcune Regioni, all’aumento del numero di casi, come ogni anno, corrisponde un aumento nel numero di accessi al pronto soccorso e di ricoveri, da Nord a Sud, soprattutto per le persone più anziane».
La circolazione dei virus respiratori è dunque nella sua fase più florida proprio in questo periodo, complici i baci e gli abbracci e le tante occasioni di affollata convivialità delle festività di fine anno. Le analisi di sequenziamento fatte dalla sorveglianza Istituto Superiore di Sanità confermano che tra i ceppi di virus influenzale A H3N2, attualmente circolanti in Italia, la star indiscussa è la cosiddetta variante (subclade) K, che colpisce soprattutto i bambini.
NON SOLO INFLUENZA
Ma naturalmente non c’è solo l’influenza. A imperversare tra un pranzo e un cenone ci sono anche virus respiratorio sinciziale, SARS-CoV-2 (Covid-19) e altri coronavirus, Rhinovirus, Adenovirus, virus Parainfluenzali, Bocavirus e Metapneumovirus. Dall’inizio della sorveglianza, a ottobre, sono stati rilevati circa 5,8 milioni di casi. I più vulnerabili sono gli over 65, i bambini sotto i 5 anni, le donne incinte e le persone affette da patologie croniche (diabete, malattie cardiache, polmonari, respiratorie, obesità, immunodeficienze).
Ma come difendersi dunque, vaccini a parte che restano lo scudo di protezione più efficace contro le complicanze e le ospedalizzazioni? «Alcune semplici precauzioni- spiega la dottoressa Palamara possono aiutare a ridurre il rischio di contagio. È bene aerare spesso i locali nei quali si soggiorna con altre persone, lavarsi spesso le mani con acqua tiepida e sapone e attenersi alla cosiddetta “etichetta respiratoria” come starnutire e tossire in un fazzoletto, meglio di carta, o nell’incavo del gomito».
I BATTERI
Ricordare: no agli antibiotici che agiscono solo contro batteri, non contro virus come quelli dell’influenza. Assumerli senza indicazione medica non solo è inutile, ma può contribuire a favorire la resistenza batterica, rendendo più difficile curare eventuali infezioni future. È importante usarli solo quando il medico li prescrive per infezioni batteriche confermate.
I “sani”, soprattutto se in età avanzata o con patologie croniche dovrebbero evitare il contatto con persone apparentemente influenzate. La trasmissione dei virus respiratori avviene sia per contatto diretto con persone infette, attraverso le goccioline di saliva, ma anche attraverso gli oggetti contaminati.
I BRIVIDI
Una volta avvenuto il contagio, la latenza di comparsa dei sintomi è piuttosto breve, da uno a quattro giorni e in questa fase si è già molto contagiosi. Riconoscere i sintomi dell’influenza non è difficile: febbre alta a comparsa improvvisa, brividi, tosse secca, mal di gola, raffreddore e congestione nasale, cefalea, grande stanchezza accompagnata da importanti dolori muscolari e articolari, perdita di appetito; nei più piccoli possono esserci anche vomito e diarrea.
La durata della fase acuta dell’influenza è di 7-10 giorni; a volte si assiste ad un lieve miglioramento e alla scomparsa della febbre, che poi si ripresenta dopo qualche giorno. Stanchezza e altri sintomi possono perdurare a lungo. La migliore terapia per l’influenza è il riposo, possibilmente a letto e al caldo; molto importante è anche l’idratazione che deve essere abbondante (spremute di frutta, acqua, brodo, tisane, ecc).
Se la febbre sale sopra i 38,5 gradi si può ricorrere al paracetamolo al dosaggio di 500 mg ogni 6 ore (non vanno superati i 2-3 grammi al giorno perché questo può esporre a gravi effetti indesiderati); gargarismi e caramelle balsamiche aiutano a ridurre mal di gola e tosse.
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