I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Napoli su richiesta dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nicola Gratteri. Le accuse contestate a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata alle truffe in danno di anziani, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. In particolare, 15 indagati sono destinatari della custodia cautelare in carcere, due degli arresti domiciliari e quattro dell’obbligo di dimora nel comune di residenza con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Nel provvedimento cautelare vengono contestate complessivamente 33 truffe pluriaggravate, di cui 27 consumate e sei tentate, commesse tra maggio 2024 e gennaio 2025. I profitti illeciti sono ancora in corso di quantificazione, ma superano ampiamente i 300 mila euro. Le truffe sono state perpetrate in diverse regioni italiane: Liguria (Genova e Chiavari), Lombardia (Voghera e Pavia), Veneto (Verona), Lazio (Roma e Latina), Campania (Ottaviano), Calabria (Cosenza, Lamezia Terme e Catanzaro) e Sicilia (Palermo e Monreale).
L’indagine, avviata nel maggio 2024, ha già portato all’arresto in flagranza di reato di cinque persone e alla denuncia di altri sette soggetti per truffa e tentata truffa aggravata. Nel corso delle attività investigative sono stati inoltre recuperati denaro contante e monili in oro sottratti alle vittime per un valore complessivo di circa 150 mila euro. Dalle indagini è emerso un sistema criminale ben strutturato, con ruoli rigidamente definiti. I cosiddetti “telefonisti” avevano il compito di contattare le vittime, i “trasfertisti” quello di recarsi presso le abitazioni per ritirare denaro e gioielli, mentre i “corrieri”, pur non partecipando direttamente alle truffe, si occupavano in alcuni casi del trasporto dei proventi illeciti verso Napoli.
Il modus operandi era sempre lo stesso: le vittime venivano contattate telefonicamente da soggetti che si spacciavano per appartenenti all’arma dei carabinieri o per avvocati, i quali riferivano che un congiunto – generalmente un figlio o un nipote – aveva causato un grave incidente stradale. Approfittando dello stato di agitazione indotto dalla falsa notizia, i truffatori convincevano la vittima che, per evitare l’arresto del parente, fosse necessario versare immediatamente una presunta “cauzione” per risarcire il ferito. La vittima veniva così indotta a consegnare denaro contante e gioielli custoditi in casa, che un incaricato avrebbe ritirato di lì a poco. Per evitare ripensamenti o richieste di aiuto, il “telefonista” manteneva un contatto telefonico ininterrotto, enfatizzando la gravità della situazione e l’urgenza dell’intervento, fino all’arrivo del “trasfertista”, che si impossessava dei beni e si dileguava.
Le investigazioni hanno documentato un’organizzazione meticolosa delle attività illecite. Il gruppo utilizzava autovetture a noleggio per gli spostamenti su tutto il territorio nazionale, nonché smartphone e utenze telefoniche intestate a prestanome. I contatti tra i sodali avvenivano prevalentemente tramite social network e comuni applicazioni di messaggistica istantanea.
È emerso inoltre che l’organizzazione disponeva di almeno un appartamento e di un bed and breakfast a Napoli, adibiti a veri e propri “call center”, dove la coppia a capo del sodalizio si riuniva con i telefonisti. Il gruppo risultava ben radicato anche in Sicilia, in particolare nella provincia di Palermo, dove due indagati operavano attivamente inviando poi i proventi delle truffe a Napoli. L’organizzazione poteva contare anche sul supporto di almeno due orafi napoletani, incaricati di valutare, smontare, acquistare o riciclare i gioielli sottratti alle vittime. Uno dei due è titolare di una gioielleria situata nel cuore di Napoli, nella zona di Spaccanapoli, mentre l’altro gestiva un laboratorio orafo abusivo nel Borgo Orefici.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, parte del denaro ricavato dalle truffe sarebbe stato reinvestito nell’acquisto di un immobile e in un’agenzia di scommesse situata nel quartiere San Giuseppe di Napoli, utilizzata per il riciclaggio dei proventi illeciti. Oltre alle misure cautelari personali, sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro preventivo riguardanti un laboratorio orafo abusivo nel Borgo Orefici, un’abitazione nel quartiere Poggioreale acquistata con i proventi dei reati, un’agenzia di scommesse nel quartiere San Giuseppe, tre autovetture (una DR5, una Jeep Renegade e una Fiat Panda), un motoveicolo Yamaha T-Max e la somma di 100.900 euro in contanti, già sequestrata nel gennaio scorso.
A seguito dell’esecuzione delle misure cautelari, sono stati inoltre rinvenuti e sequestrati 120 mila euro in contanti, occultati all’interno di uno scaldabagno nell’abitazione di un’indagata, e altri 40 mila euro in contanti nell’abitazione di un secondo indagato. Il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. Avverso lo stesso sono ammessi mezzi di impugnazione e tutti i destinatari delle misure sono da considerarsi persone sottoposte a indagini e, pertanto, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

























