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Filtrano voci sempre più insistenti: il ricorso contro lo scioglimento del Comune di Marano sarebbe stat presentato al Tar del Lazio. In città lo danno ormai per certo in tanti, addetti ai lavori in primis, a oltre due mesi dal decreto di inizio settembre che ha mandato a casa la giunta Morra dopo una lunga istruttoria prefettizia.
La relazione di scioglimento — un dossier imponente di circa 450 pagine — ha passato al setaccio ogni settore dell’amministrazione: lavori pubblici, la vicenda della scuola di San Rocco, il capitolo dell’avvocato convenzionato del Comune, i debiti e contenziosi non dichiarati da alcuni consiglieri, le anomalie rilevate nelle interdittive antimafia e persino il tema dell’ufficio del giudice di pace. Tutti aspetti più volte evidenziati dal nostro giornale e spesso liquidati con sufficienza dalla vecchia giunta.
Nel documento ministeriale compaiono anche le note parentele ingombranti e le frequentazioni considerate “inquietanti” da parte di esponenti di maggioranza e opposizione. Un quadro complesso che ha portato allo scioglimento e al successivo insediamento della commissione.
Chi ha visionato il ricorso presentato da Morra non ne parla come di un lavoro particolarmente solido, venti paginette poco approfondite. Ma il punto centrale è un altro: nel ricorso è stata richiesta la sospensiva dell’atto di scioglimento. Se il Tar dovesse accoglierla, l’ex sindaco tornerebbe immediatamente in carica, con effetto dirompente sia politico che amministrativo.
Se invece la sospensiva non dovesse essere concessa, si procederà alla fase di merito, verosimilmente tra qualche mese. A quel punto il Tar avrà sul tavolo anche la relazione integrale dello scioglimento, senza omissis, e potrà valutare in modo completo l’impianto probatorio alla base del decreto.
Resta però l’incognita dei giudici amministrativi. La legge sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose si fonda sul pericolo di condizionamento, e dunque sulla natura preventiva del provvedimento: con questa ratio, lo scioglimento apparirebbe blindato. Ma una parte della giurisprudenza tende a dare interpretazioni più restrittive, arrivando talvolta a richiedere veri e propri atti giudiziari a sostegno.
Quale linea prevarrà? Alla luce della norma i dubbi sembrerebbero pochi, ma — come dimostrano alcuni precedenti — i giudici del Tar possono essere imprevedibili. L’ultima parola, ora, spetta a loro.

