Il Governo smonta i controlli: fine dell’abuso d’ufficio, stop agli scioglimenti degli enti locali. Meloni brava in economia e politica estera, ma circondata da burocrati che vogliono il tana libera per gli amministratori

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Lo abbiamo sempre scritto, con onestà intellettuale e senza pregiudizi: il Governo sta ben operando su alcuni fronti. L’immigrazione è tornata al centro dell’agenda con un approccio pragmatico, la politica estera sta vivendo una fase di attivismo efficace, e persino l’economia – al netto delle retoriche di parte – mostra segnali di dinamismo che non possono essere ignorati. Tuttavia, quando si passa al terreno più scivoloso della legalità e della gestione delle istituzioni, le distanze tra ciò che il Governo fa e ciò che riteniamo giusto fare diventano abissali.

Prima la revoca del reato di abuso d’ufficio, poi l’atteggiamento sempre più blando nei confronti degli enti locali infiltrati o sospettati di esserlo: è qui che il quadro si fa allarmante. Non si tratta di scelte isolate o incidenti di percorso, ma di un disegno coerente – e a nostro avviso pericoloso – che punta a tutelare le pubbliche amministrazioni anche a costo di indebolire gli strumenti di prevenzione e controllo.

Un tempo, per sciogliere un consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, bastava un quadro di condizionamento, anche senza la “pistola fumante”. Oggi sembra che servano prove schiaccianti, quasi si dovesse cogliere l’amministratore con la mazzetta in tasca, in flagranza di reato. È una mutazione profonda dell’approccio alla legalità, che rischia di lasciare ampie zone grigie nelle mani dell’ambiguità politica.

Le misure di prevenzione – dalle interdittive antimafia agli scioglimenti dei consigli comunali – sembrano non essere più gradite. E non è un mistero: il ministro Piantedosi lo ha detto più volte in modo esplicito. E i casi recenti lo confermano in modo eclatante.

A Pomigliano, Bari, Giugliano, Marano si sono viste commissioni di accesso inviate con ritardo, quando i sindaci erano già dimissionari. In alcuni casi i commissari hanno avuto appena tre mesi per indagare – non i classici sei – a fronte di situazioni complesse, stratificate e difficili da smontare in tempi così ristretti. Si tratta solo di disorganizzazione o c’è un preciso disegno di tutela della classe dirigente locale?

La sensazione è chiara: mentre sulla sicurezza urbana si continua a mostrare fermezza – e va bene così – sul fronte politico-istituzionale si preferisce il guanto di velluto. Una legalità a due velocità che non possiamo accettare in silenzio.

In nome di un malinteso garantismo, si rischia di depotenziare gli anticorpi democratici contro la corruzione e l’illegalità. E il prezzo, come sempre, lo pagano i cittadini.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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