Sala nel bunker. Il Pd fa quadrato, ma lo scandalo è enorme. Indagata anche la renziana De Cesaris

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A Palazzo Marino l’aria è pesante. L’inchiesta sull’urbanistica scuote dalle fondamenta il governo cittadino e apre scenari ancora più incerti sul futuro politico del sindaco Giuseppe Sala, ora ufficialmente indagato dalla Procura. Lunedì pomeriggio, alle 16:30, Sala prenderà la parola in Consiglio comunale per chiarire se intende restare alla guida della città o lasciare la poltrona di primo cittadino.

Nemmeno il confronto con i vertici del Partito Democratico milanese, avvenuto domenica, è riuscito a sciogliere il nodo. Il segretario cittadino del Pd, Alessandro Capelli, ha provato a tenere la linea: “Sosteniamo il sindaco. Gli abbiamo chiesto però segnali chiari di cambiamento. Questa può essere un’occasione per ripartire”. Parole misurate, che però tradiscono l’inquietudine interna. Il “sostegno” del Pd appare più come un tentativo di tenere insieme i pezzi, che un appoggio convinto.

Ma il vero problema è che l’inchiesta tocca il cuore della macchina amministrativa: l’urbanistica. E Sala rischia di rimanere politicamente paralizzato, mentre Milano ha sul tavolo partite decisive: dalla vendita dello stadio di San Siro, al Piano di Governo del Territorio, fino ai cantieri per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Un sindaco sotto indagine, con i collaboratori nel mirino della magistratura, può ancora guidare questi processi?

Tra i nomi coinvolti, oltre a Sala, c’è anche l’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, per cui la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per corruzione. Le sue dimissioni sarebbero già pronte. E non finisce qui: spunta anche il nome dell’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, in carica dal 2011 al 2015, ora accusata di tentata concussione.

E mentre Palazzo Marino traballa, da Roma arrivano affondi. Maurizio Gasparri (Forza Italia) non usa mezzi termini: “Siamo garantisti, ma osserviamo con sconcerto quanto accade a Milano. La modernizzazione di una città fondamentale per l’Italia non può essere ostaggio dei presunti esperti della sinistra”.

Un attacco frontale, che trova eco in parte dell’opinione pubblica. Perché la domanda ormai è inevitabile: Sala ha ancora un futuro politico? O sta semplicemente prendendo tempo, nella speranza che la tempesta giudiziaria si plachi da sola?

Nel frattempo, Milano attende. E con lei, tutti coloro che hanno creduto in una stagione riformista che oggi rischia di finire sotto le macerie delle carte della Procura.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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