L’editoriale. “Rinasce Marano” è morto: il fallimento politico del sindaco Morra

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A poco più di due anni dal suo insediamento, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: il progetto politico di Matteo Morra a Marano è un fallimento conclamato. L’illusione di una rinascita è evaporata in mezzo alla polvere delle strade invase dalla spazzatura, ai rubinetti asciutti nei giorni di caldo torrido, ai continui sorvoli a bassa quota sopra i cieli cittadini, alla vegetazione urbana ormai simile alla giungla. Tutto questo, mentre la città resta impantanata in un immobilismo amministrativo preoccupante.

Il fallimento non è soltanto tecnico o operativo. È soprattutto politico e culturale. Morra si è presentato come l’uomo del cambiamento, ma ha finito per incarnare il volto più stanco e autoreferenziale della politica locale. Le criticità sono tante, tutte sotto gli occhi di chi vive questa città ogni giorno: perdite idriche mai risolte, i famosi 4.000 loculi cimiteriali ancora da consegnare, lo stadio comunale chiuso da troppo tempo, una raccolta differenziata che ha deluso ogni aspettativa, un Comune che arranca per carenza di personale e organizzazione.

Il sogno promesso dallo slogan “Rinasce Marano” si è infranto contro la dura realtà di una città che non rinasce ma, anzi, sembra regredire. Le proteste dei cittadini si fanno sempre più accese, ma il punto non è solo il malcontento. Il nodo centrale è la totale inadeguatezza del modello politico incarnato da Morra. Un politico vecchio stile, ancorato a logiche superate, incapace di rinnovarsi o di parlare un linguaggio nuovo. Un uomo che non ha mai generato vere simpatie, sempre chiuso nel suo microcosmo post-comunista, sorretto da un cerchio magico di fedelissimi – quattro o cinque al massimo – che lo accompagnano da oltre quindici anni come novelli sacerdoti dell’oracolo di Delfi.

È giusto però riconoscere che Morra non è il peggiore tra i sindaci che Marano abbia avuto. Qualcosa ha provato a farla. Ha tentato, seppur timidamente, di mettere ordine in alcuni settori. E non è certo uno sprovveduto o uno stupido: conosce la macchina amministrativa, ha una lunga militanza politica alle spalle, sa come si muove il potere nei piccoli e grandi centri. Ma la verità è che non possiede né la struttura né la forza politica necessarie per imprimere le svolte decisive di cui la città ha bisogno. È proprio questo a renderlo inadeguato al cambiamento: è un uomo del passato, troppo legato ai vecchi schemi, incapace di rompere con le logiche non sempre chiare e le dinamiche asfittiche che paralizzano il territorio.

A tutto questo si aggiungono scelte palesemente sbagliate nella composizione della squadra amministrativa. Alcune nomine, sia tra gli assessori che tra i funzionari, si sono rivelate inadeguate. Si poteva – anzi si doveva – scegliere meglio. L’esempio della segretaria generale o dell’avvocato convenzionato del Comune sono casi emblematici di decisioni poco lungimiranti, che hanno, forse, finito per danneggiare ulteriormente l’efficacia dell’azione amministrativa. Non si può pensare di governare una città complessa come Marano senza un supporto tecnico e politico di livello adeguato.

I problemi, certo, sono tanti e in larga parte ereditati dal passato. Ma anche questa narrazione – del “tutto viene da prima” – ha ormai stancato tutti. Non basta più a giustificare l’inazione, il disordine, la mancanza di direzione. Governare significa anche assumersi la responsabilità del presente.

Eppure, Marano avrebbe bisogno esattamente del contrario. Di una rivoluzione culturale e politica. Di uno scatto, di un passo deciso verso un futuro che non può essere più rimandato. Ma Morra questo passo non può farlo. Non ne ha la visione, né la forza. Circondato da figure politiche ancorate alla “paesanità”, legato mani e piedi a dinamiche di partito che non lasciano spazio all’innovazione o al coraggio, rappresenta oggi un ostacolo piuttosto che una guida.

La città ha bisogno di una trasformazione urbanistica profonda. In una città costruita sul cemento, dove non esistono spazi pubblici degni di questo nome, dove mancano teatri, cinema, luoghi di aggregazione, dove i pochi spazi verdi – come il parco del Ciaurro o il bosco della Salandra – sono trascurati o in parte inaccessibili, non si può continuare a galleggiare nell’ordinario.

Come se non bastasse, su questa amministrazione pesa l’ombra dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Si attende l’esito delle verifiche prefettizie, ma già solo la prospettiva è un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

In un contesto così drammatico, non si può più restare in silenzio. Morra dovrebbe fare un passo indietro. Per dignità politica, per rispetto verso i cittadini, per ammettere che la sua visione ha fallito. Ma le responsabilità non sono solo sue. Dovrebbero chiedere scusa anche i consiglieri, spesso più attenti ai gettoni di presenza che ai problemi reali della città. E in particolare quei quattro consiglieri di opposizione che da due anni, tra ammiccamenti e partecipazioni a teatrini pubblici, hanno flirtato con il sindaco anziché rappresentare una vera alternativa.

Opposizioni inerti, che su questioni vitali per il destino della città, hanno preferito lasciare che Morra facesse “il bello e il cattivo tempo”, piuttosto che opporgli una seria e responsabile azione politica. Una vergogna istituzionale.

Marano merita di più. Merita futuro, visione, progettualità. Non nostalgia di un passato logoro, né amministrazioni inerti, né opposizioni compiacenti. Serve un nuovo inizio, davvero.

E serve ora.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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