Casavatore. Allarme elezioni: impresentabili e consiglieri sciolti per camorra nelle liste

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Trasversale, secondo molti osservatori, sarebbe l’ombra dei clan Ferone e Amato-Pagano. Nessuno ne parla a Casavatore, paesone a nord di Napoli di circa 18mila abitanti che tra qui e qualche mese tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco. E per capire quanto sia preoccupante la situazione, basta leggere i nomi di alcuni candidati per rendersi conto della presenza ingombrante di soggetti citati negli atti dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche del 2017, in quanto ritenuti vicini o addirittura contigui ai clan  con alcuni di essi stretti addirittura da vincoli  familiari. Qualcun altro, molto più furbo invece, ha pensato bene per distogliere l’attenzione della Prefettura e del Ministero dell’Interno e candidare parenti e affini anche questi, però, saltati subito agli occhi degli inquirenti. Ancor più anomalo che in un paese piccolo come Casavatore stretto su di un fazzoletto di terra dove tutti si conoscono, nessuno abbia ravvisato la necessità di avviare una seria verifica su liste e aspiranti consiglieri. Purtroppo in questi territori quando avviene questo c’è una sola certezza: il sistema sostenuto dai vecchi politici, è un sistema che rischia di trascinare con sé anche la parte sana della comunità e di chi amministra. Un sistema che a volte coinvolge Comuni gestiti dal centrosinistra, centrodestra e da liste e listini inventati solo per camuffare le solite sigle, tutti espressione di una classe di potere sovente composta da sedicenti professionisti della politica, colletti bianchi e referenti della camorra. A confermare la situazione criminale sul territorio di Casavatore la relazione semestrale che la DIA stilò nel 2017 (Direzione Investigativa Antimafia). Le indagini concluse nel semestre dell’epoca confermarono, peraltro, la persistente forza di intimidazione, consenso e controllo del territorio del cartello degli Amato-Pagano nonostante lo stato di detenzione dei capi. Evidenziando la commistione delle organizzazioni con apparati amministrativi ed imprenditoriali locali. Le strategie delineate – scriveva la DIA – erano rappresentate da una silente contaminazione dei territori che veniva attuata attraverso l’opera di professionisti e apparati istituzionali compiacenti.

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