Marano. Sfuma l’ipotesi dimissioni, unico tentativo serio per evitare lo scioglimento. L’attuale attivismo di Morra e company su beni confiscati, abusi e acquisizioni non serve a nulla

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Hanno perso l’unica opportunità che avevano: dimettersi in massa. Non per evitare lo scioglimento per camorra, che ora sarà decretato con certezza, ma per andare a nuove elezioni e tentare, con una nuova amministrazione insediata, di far cambiare idea al prefetto Di Bari e al ministro Piantedosi. Era un’opportunità, un tentativo da fare, purtroppo capito da pochi: Izzo, Savanelli e Di Fenza. Quello che si poteva fare lo si doveva fare entro la mezzanotte di oggi. Ma ormai il discorso è chiuso.

L’attivismo degli ultimi giorni di Morra e company sul fronte dell’affidamento a terzi di beni confiscati alla criminalità, dell’acquisizione al patrimonio comunale o l’abbattimento di beni abusivi, servirà inoltre a ben poco, perché oramai il dato è tratto. L’amministrazione si sta affannando – inutilmente – con l’integrazione dei punti all’ordine del giorno dei consigli comunali, inserendo di tutto di più, per mostrare “probabilmente” che non si è insensibili su certi temi. Certo è che queste iniziative giungono con un tempismo che fa molto “riflettere”. Il tutto avviene all’indomani della nomina e dell’insediamento di una commissione d’accesso agli atti, nominata dal Prefetto di Napoli il 12 febbraio 2025.

Alcuni provvedimenti inerenti beni confiscati e l’acquisizione o demolizione di beni abusivi sono stati approvati e discussi, a distanza di pochissimi giorni dall’insediamento degli 007 della Prefettura in municipio. La Commissione sta già vagliando numerosi atti e tutto quello che è precedente al loro insediamento. Tutto ciò che si fa dopo non viene vagliato, non ha rilevanza alcuna e anzi viene interpretato in modo altamente negativo.

Circola voce che nei prossimi giorni sarà pubblicato l’ennesimo bando per l’affidamento a terzi di beni confiscati alla criminalità organizzata. Ancora una volta, dopo l’arrivo della commissione d’accesso. Tempismo sospetto. Ma perché, in questi 2 anni o quasi, poco è stato fatto sul fronte dei beni confiscati, o meglio, al netto di qualche convegno, non si è mai avviata alcuna procedura. La prima è arrivata a cavallo tra il terzo e quarto trimestre del 2024.

Questo modus operandi – ci segnalano alcuni lettori molti attenti – avviene anche in altre realtà dove si insediano commissioni d’accesso. Ad esempio al Comune di Caserta dove c’è una triade di commissari, nominati dal Viminale, per accertare ingerenze mafiose nell’apparato amministrativo, segnalano i colleghi di Casertace che gli uffici avrebbero revocato appalti, subito dopo l’arrivo della commissione, a distanza di 5 mesi dall’aggiudicazione per “discrepanze tra la trattativa diretta e il capitolato con riferimento alla corretta indicazione della tipologia dei lavori da effettuarsi”. Stesso dicasi per la pubblicazione di permessi a costruire e dei subappalti sull’albo pretorio, pubblicati sempre dopo l’ispezione.

Tutto inutile, la sorte di Marano è già scritta. E i colpevoli non avranno giustificazioni di sorta, poiché tutti, con anni e mesi di anticipo, erano stati edotti dei rischi che si correvano.

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